E’ ancora vivace la riflessione e la faticosa ricerca in ordine alle nuove forme necessarie ad assicurare che la voce di chi si ispira ad una antropologia cristiana, torni ad essere autorevole nel discorso pubblico e nello stesso sistema politico del nostro Paese.

In effetti, viviamo un momento in cui ben altro – la sofferenza di intere popolazioni travolte da guerre feroci ed indiscriminate – richiama la nostra attenzione. Eppure non è forse casuale che sia il Partito Popolare di Don Sturzo, sia la Democrazia Cristiana di De Gasperi – cioè le due forti esperienze di presenza dei cattolici sulla scena politica del nostro Paese, nel secolo scorso – siano state pensate e preparate in anni soverchiati da due conflitti mondiali e si siano affermate immediatamente a ridosso della loro conclusione.

“La sua ( di Don Sturzo) istanza morale è coniugata all’interno di un’insostituibile dimensione storico-politica che restituisce concretezza all’utopia della pace”.

E’ una frase tratta da un articolo di Mons. Michele Pennisi, pubblicato su “Politica Insieme” nel gennaio 2024, che recava questo titolo : “Don Luigi Sturzo: eliminalita’ della guerra ed impegno per la pace” (CLICCA QUI).

La pace, dunque – molto più che non l’assenza del conflitto armato, ma principio ed aspirazione che nasce, anzitutto, dall’equilibrio e dall’interiorità delle persone – all’origine del pensiero e dell’azione politica dei credenti.

A volerci pensare con attenzione, è vertiginosa questa parabola che, nel pensiero di Sturzo, connette in un “continuum”, la dimensione spirituale della pace e la sua dimensione politica. Sta, tra l’altro, ad indicare come la storia non sia uno scenario, nel bene o nel male, fatalmente dato e tale da prescindere dalla responsabilità personale di ciascuno, ma piuttosto l’effetto cumulativo di un processo del quale ognuno è attivo protagonista per la sua parte.

La pace è stata, dunque, al centro della visione politica dei cattolici del secolo scorso, non a caso culminata nel progetto degasperiano dell’ unità politica dell’Europa.

Senza la lunga stagione del “non expedit” che ha visto i cattolici emarginati nel contesto politico italiano, non sarebbero naturale le intuizioni, la consapevolezza di sé, l’integrità morale e di pensiero
da cui è nato il PPI. Senza l’emarginazione subita, ancora una volta, nel “ventennio”, senza la capacità di tenere fermi i propri principi in un contesto talmente avverso, non ci sarebbero state Camaldoli e, soprattutto, la Democrazia Cristiana.

Non so se sia lecito pensarlo o almeno sperarlo, ma perché escludere che la sofferenza che patiamo con tutti i fratelli, ancora una volta la nostra sostanziale insignificanza sul piano politico, ma soprattutto la ricerca, per quanto confusa, eppure appassionata di un nuovo cammino, non sia il travaglio che prelude ad una stagione, forse inaspettata, ma nella quale, ancora una volta, i credenti siano chiamati ad un supplemento di responsabilità personale e collettiva?

Domenico Galbiati 

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