I giovani iscritti ad Insieme sono pochi ma di grande qualità, come ci conferma la lettura delle loro indicazioni offerte al partito in varie occasioni. Il loro contributo cita ovviamente il programma che dovrebbe darsi un movimento nel 2022 e come questo programma dovrebbe svilupparsi, crescere, con la definizione dei temi come dei metodi per individuarli. Ma, giustamente, il loro contributo si concentra anche sulle modalità di comunicazione, di trasmissione, di presentazione di una idea, di condivisione di un percorso, oggi più che mai determinante per avere tribuna, per avere ascolto o almeno dialogo. Su tutto si staglia la domanda su quale forma partito sia più idonea, più incisiva, per accogliere suggestioni, sensibilità, diverse e in divenire, di una società complessa, “gassosa”.

Quello che i giovani intuiscono è l’importanza, per una forza politica orientata al futuro, dell’atteggiamento verso il mondo, dello sguardo sul mondo. I giovani si avvicinano alla politica, come sempre dalla notte dei tempi, in funzione di un sogno, di una idea di convivenza. Certo possono interessarsi ai problemi pratici della normativa sulla fiscalità per le famiglie e le imprese oppure al tema della crisi energetica e alla ricerca di possibili soluzioni. Ma il primo motore del loro impegno scaturisce dalla fascinazione per i grandi afflati dello spirito, le grandi aspirazioni alla libertà, alla giustizia, alla solidarietà. Non devono essere incatenati, guidati, consigliati, spinti, promossi, ma semplicemente devono essere ascoltati.

Ora, in questo anno e mezzo di vita di INSIEME come sono stati accolti e ascoltati veramente? Il cammino intrapreso dal momento della presentazione del manifesto Zamagni ha prodotto decine di incontri, meeting, certamente qualificati e qualificanti. Ma è emerso fin da subito un difetto ad oggi difficilmente superabile. Il difetto della autoreferenzialità dei tanti relatori, il metodo accademico, convegnistico dei tanti appuntamenti, sicuramente di valore ma adatti ad una associazione culturale meno ad un partito.

Il mondo corre, spesso senza una vera bussola, un concreto motivo. Chi si attarda a parlarsi addosso fa certamente un servizio ai pochi, spesso addormentati uditori, ma non fa un servizio alla causa principale: far soffiare un vento di cambiamento, di quella profonda trasformazione che è alla base del manifesto Zamagni. Serve coraggio, serve buttarsi oltre gli ostacoli, serve carisma, serve talento, serve autorevolezza. Serve visibilità, essere lì dove si discute e si decide. I giovani vogliono lanciare virus positivi, dare inizio ad una epidemia ecologica, vogliono lanciare messaggi forti, vogliono rischiare, ma esserci. Vogliono uno spirito laico non integralista, anche nell’eventuale confronto con gli altri, indipendentemente che vadano in Chiesa o no, che siano a favore dell’eutanasia o no. Questo modo infatti appartiene ai partiti identitari o integralisti.

Il nostro orizzonte deve fondarsi sulla forza delle idee, dando spazio alle sensibilità espresse da quello Sviluppo integrale della persona, da quella ecologia profonda su cui ci richiama la Laudato Si’ del 2015. Altrimenti saremo destinati all’insignificanza. INSIEME nasce per ricucire uno strappo. Ma chi ha meno di 50 anni nemmeno conosce questo strappo e comunque non è interessato a superarlo. Non gli appartiene, semplicemente. Il giovane della Laudato Si’ vuole parlare a tutti, perché sa che queste idee, questi valori sono attualissimi. Direi addirittura attesi.

C’è una grande domanda inascoltata là fuori. Mancano solo gli interpreti, coloro che se ne fanno carico. La sacralità della Natura, l’ambiente come spazio di convivenza con il Cosmo, l’economia non solo come guadagno ma come civiltà e dono. E potremmo continuare. Quindi, #servealtro. Oltre la destra e la sinistra, concetti ormai obsoleti, da cui dobbiamo essere perfettamente equidistanti, ma oltre anche l’idea di “centro” ugualmente priva di senso.

L’unico centro riguarda il ruolo della persona nel sistema, da valorizzare e non sfruttare come nelle logiche delle ideologie liberiste e socialiste, fallite miseramente. Oltre i luoghi comuni, quindi, i giochetti infimi della politica politicante su cui anche la prima repubblica ha peccato gravemente. Serve un respiro nuovo, un orizzonte fortemente innovativo, generativo come direbbe Zamagni. Bisogna fermare l’auto ai box, rivedere motore e nome della scuderia e ripartire con decisione. Rivedendo cioè il modello partito, che dovrà essere più snello e aperto, intervenendo sulle modalità di affiliazione, a diversi livelli. E servirà un po’ di entusiastica e sana follia. Allora i giovani ci saranno.

Francesco Poggi