Anche  i cattolici che intendono, come noi abbiamo fatto con INSIEME, assumere un impegno  espressamente politico, così come coloro che, pur rifuggendo da questa assunzione di una responsabilità diretta, concorrono, nei vari ambiti della società civile o dello stesso mondo ecclesiale, ad arricchire la presenza della cultura cattolico-democratica e popolare nel nostro Paese, arrivano oggi al momento del “dunque”, ad un passaggio irrevocabile di verità.

Vale, forse, la pena, a questo punto, di tentare una qualche sintesi. Sia pure per linee semplici ed assolutamente essenziali della vasta produzioni di riflessioni, di ricerche, di approfondimenti e soprattutto di domande, che sono rimbalzate, da quasi due anni a questa parte, sulle pagine di “Politica Insieme”.

Cominciando almeno da due concetti: quello di “baricentro”, introdotto nel nostro dibattito da Giancarlo Infante con un articolo dello scorso giugno ( CLICCA QUI )e quello di “rete”  che,  autorevolmente suggeritoci fin dai primi passi della nostra avventura, abbiamo assunto anche come ideale chiave interpretativa della fisionomia di un partito del frammentato tempo post-moderno, in particolare con un articolo dello scorso dicembre.

Insomma, anche il nostro iniziale e piccolo raggruppamento, non diversamente dalle forze maggiori, è posto di fronte allo specchio  ed indotto ad interrogare sé stesso, a fronte di un evento rilevante qual’ è il nuovo governo e, peraltro, sullo sfondo di una vicenda epocale che ha sconvolto gli equilibri del mondo di prima.

Le forze che concorrono a costituire il quadro politico di un Paese non sono monadi  separate e distinte, impermeabili l’una all’altra, bensì  formano un “sistema”, cioè un contesto nel cui ambito lo spostamento di un elemento determina la dislocazione di  ogni altra componente.

E’ quello – come su queste pagine è già stato ampiamente chiarito – che sta succedendo in casa nostra, con la formazione del governo Draghi e, in modo particolare, con la conversione “europeista” della Lega, che può essere interpretata come un accostamento al “centro”, per dirla spiccia, dello schieramento politico.

Ne dovrebbe o ne potrebbe derivare un movimento analogo da parte delle forze di sinistra, sostanzialmente del PD. Il che induce a ritenere come, dopo le prossime elezioni politiche, nel nostro Paese torneranno a fronteggiarsi i due versanti del sistema bipolare, con la differenza rispetto al passato che ciò potrebbe avvenire competendo al centro, piuttosto che alle estreme dei due campi. 

Scenario largamente opinabile che potrebbe essere d’un soffio smentito da una differente evoluzione del dato politico, ma si tratta, pur sempre, di ipotesi da non accantonare. Dentro il quale, chi propugna, a tutti i costi e, verrebbe da dire, “ a priori”, il “centro”  – magari immaginando di impiccarvi, in ogni modo, i cattolici – come  spazio interposto tra le ali contrapposte dello schieramento, potrebbe avere la sorpresa di trovarlo occupato dalla forzosa coabitazione, più o meno furiosamente competitiva, che  centro-destra e centro-sinistra sono indotte a ricercarvi. Non c’è da sorprendersi, né da allarmarsi più di tanto.

Orazio – come ricordava uno dei primi articoli ospitati da Politica Insieme fin dall’aprile 2019 – chiamava “aurea” la “mediocritas” ( CLICCA QUI ), perché, nel suo lessico, significava “via di mezzo”, senonché la progressiva declinazione involutiva di questa parola, fino alla pesante sanzione negativa chi oggi la sovrasta, nel nostro linguaggio corrente, non suggerisce forse come la “via di mezzo”  non sia sempre talmente virtuosa ed, anzi perseguita a tutti i costi, non finisca spesso per rivelarsi “mediocre”?

Il nostro compito, il dovere, anzi, che incombe, in questo delicatissimo frangente storico, non è la costruzione del “centro” – che potrebbe rivelarsi, tutt’al più, un effetto collaterale, non necessariamente voluto – bensì l’impegno a riportare, nel cuore del Paese, la cultura democratica e popolare del cattolicesimo politico.

Muovendo da una  lettura analitica ed attenta della realtà sociale, interpretata secondo quell’ispirazione cristiana che giustifica la nostra fatica, dobbiamo avanzare le nostre proposte con grande franchezza, sapendo che, in diversi campi, le nostre opinioni sono del tutto “eccentriche”, rispetto al pensiero comune e prevalente.

A noi, infatti, compete non tanto un ruolo di potere, quanto un compito di verità, diretto a riportare la vita del popolo, le sue aspirazioni e le sue ansie, le speranze e le attese  nel cuore di una politica da intendere come “funzione diffusa”, in un sistema non coartato dentro un corsetto ideologico, bensì aperto e capace di apprendere induttivamente dall’ esperienza.

In questo senso, se mai i cattolici possono avanzare la loro visione  della vita e della storia come  ”baricentro”  di un sistema politico che sia in grado di interpretare e di reggere  la densità inedita del nostro momento storico.

Un compito che esige l’impegno collegiale di quella che Padre Occhetto chiama “Comunità di connessioni”, purché non si attesti esclusivamente sul piano culturale e formativo, ma ricerchi piuttosto uno sbocco politico finalmente autonomo, in termini di pensiero prima che  di schieramento.

Domenico Galbiati