In questo giorno in cui si celebra la beatificazione di un uomo che attraverso la sua vita è stato per tutti noi un esempio di coraggio e di grido contro un apparato di ostentata negazione della libertà civile, noi di INSIEME ci uniamo affinché questa celebrazione non sia unicamente destinata ad una riflessione storica sullo stato delle mafie ancora presenti e attive. Occorre andare oltre e fare altra verità, magari chiedendoci quali possano essere i loro campi d’azione.

Oggi siamo circondati da continui attacchi alla stabilità del nostro Paese per i quali non possiamo più tacere e con adeguata riflessione possiamo affermare che mai come in questo tempo dobbiamo denunciare tutto quello che sta rendendo fragile la nostra esistenza fondata su quella democrazia tanto agognata e ottenuta grazie al pensiero e alle azioni di tanti uomini e donne che del dopoguerra e dopo ancora con la lotta contro le mafie, ne hanno fatto una ragione di vita.

Nel ricercare una definizione di mafia si legge: “Secondo il significato estensivo del termine, indica una qualsiasi organizzazione di persone dedite ad attività illecite, segreta e duratura, che impone la propria volontà con mezzi illegali e violenti, per conseguire interessi a fini privati e di arricchimento anche a danno degli interessi pubblici”.
Dunque come non inserire tra le attività illecite, tutte quelle modalità comunicative che ripetutamente propinano stili contro la naturale visione della vita violentando sensibilità dei più giovani e coscienze più fragili? Negli ultimi trent’anni sono state introdotte tematiche che vanno dalla vita nascente al fine vita, dalla negazione della famiglia come disegnata dalla nostra Costituzione alla messa in discussione di ogni tappa evolutiva, tanto da non saper più riconoscere ciò che è adatto per un bambino, per un giovane o un adulto.

Ai bambini si sta tentando di negare la bellezza della semplicità del crescere utilizzando il mondo scuola, spacciando per apprendimento o educazione sessuale, atti di vera e propria violenza psicologica. Ai giovani si vogliono tarpare le ali del futuro dando loro messaggi carichi di negativismo e contraddizioni. A cominciare dal percorso scolastico e per pochi universitari, senza sbocchi per un futuro lavorativo. Infine la maggior parte degli adulti, ormai giocati mentalmente dall’era della tecnologia, sono eternamente connessi ad un mondo illusorio costruito sul mito dell’eterna giovinezza che di fatto ha tolto lo spazio al vero mondo giovanile. Però, ad onor del vero, si sta preparando per le generazioni un futuro diverso: la possibilità di cambiare nel tempo lo stato di genere, dunque poter rinnegare, magari all’insaputa dei propri genitori ( padre- madre,padre-padre,madre-madre... anche questo!!!) distratti dai mille problemi di sopravvivenza, la sola azione d’amore rimasta, quella procreativa. È questo che si intende “essere al passo coi tempi”?

Cosa dire poi di certa politica nazionale che si è giocata la propria integrità istituzionale a colpi di un bipolarismo più subito che scelto. Una politica che ha tradito il proprio mandato di cura, di bene e tutela facendoci incartare in culture che non appartengono alle nostre radici. Anche la stessa superficialità con la quale si è voluto progredire a suon di inquinamento globale la dice lunga su quanto stiamo vivendo in termini di effettiva vivibilità da qui ad un futuro prossimo. Potrà bastare un’Agenda 2030 e Pandemia a parte, sapremo fare tesoro veramente dei continui allarmi che ogni giorno il pianeta Terra invia?

Chi legge queste parole, dal colore catastrofico, non può che riscontrarne la verità. Non è una visione apocalittica, è lo stato delle cose che ogni giorno siamo costretti a subire. Queste oggi sono le nuove ” mafie” contro cui lottare. Modelli di vita come quella di Rosario Livatino allora diventano motivo di riscatto a tanto male. Lasciare che tutto scorra inesorabilmente vorrebbe solo affermare il nostro essere collusi a piede libero.

Leggiamo su Avvenire: «Dal beato Rosario Livatino – scrivono i vescovi siciliani –, annoverato oggi insieme al beato Pino Puglisi nella lunga schiera di profeti e martiri del nostro tempo e della nostra terra, impariamo che la santità ha il sapore della speranza che non si arrende, della coerenza che non si piega e dell’impegno che non si tira indietro, perché ogni angolo buio del mondo – compreso il nostro – abbia l’opportunità di rialzarsi e guardare lontano».
Allora vogliamo unirci alle parole dei Vescovi siciliani per dire che ancora oggi la testimonianza del giudice Livatino, morto in giovane età, risuona in molti cuori come una esortazione alla non arresa, a quella coerenza che non ti fa piegare, a quell’impegno che vede tanti uomini e donne che non si tirano indietro. Perché ancora oggi la ricerca della santità, anche in politica, per molti di noi, non è un vanto, ma la forte necessità di rendere testimonianza di Verità, giustizia e bene per tutti, laddove per interessi di pochi e di varia natura si vuol fare del male, alla stessa stregua di quei mafiosi che continuano a non pentirsi. Noi di INSIEME accanto ai programmi che un partito ha il dovere di redigere, crediamo che occorra in modo parallelo risvegliare l’opinione pubblica, quella che sembra ancora troppo silente, perché poche migliaia di persone, come ieri a Milano per far passare il DDL Zan, non sono l’Italia. Occorre che il buon senso superi ideologie di pericolosa radice.

Allora anche la beatificazione di un giovane giudice, risuona oggi come un richiamo a non cedere alla tentazione che altri, pochi, siano più forti. Ma siamo ad un bivio della nostra storia. La scelta della giusta via è stata già tracciata da persone che, con onore, hanno servito il Paese. Ora occorre fare memoria e seguire il loro tracciato, senza timore. Con la coerenza e con il coraggio di un uomo come il giudice Livatino.

Eleonora Mosti