La guerra è affare degli Stati e non può essere giustificata per motivi religiosi. La guerra genera solo altra guerra e porta lutti immensi tra i civili. Chi crede in Gesù non può odiare, fare la guerra o abbandonare chi soffre. La pace è un dovere di giustizia e un principio etico fondamentale dell’umanità. La Chiesa auspica sempre la pace, invita alla pace e prega per la pace. Anche nel caso di una guerra condotta da Stati democratici per la salvaguardia dell’ordine mondiale o in funzione della cosiddetta ingerenza umanitaria, la Chiesa non benedice la guerra, sta attenta a non dare alcuna autorizzazione alla guerra, mira sempre a circoscrivere l’uso della forza.
La Chiesa non sposa le motivazioni di un pacifismo radicale – che, del resto, non è nella sua tradizione dottrinale – ma si fa promotrice di una cultura diffusa di pace, si impegna perché da tutti si comprenda come la guerra è diventata uno strumento del tutto inadatto a risolvere le controversie internazionali. La Santa Sede guarda all’Onu stimandola l’istituzione internazionale che meglio si può adoperare per la pace tra le nazioni, evitando le guerre. Leone XIV condanna con fermezza i conflitti e rifiuta l’uso della religione per giustificare la violenza. Il Papa ribadisce che la guerra non è mai benedetta da Dio, che i cristiani non possono imbrigliare la fede per uccidere o fare la guerra, e che il dialogo resta l’unica via per la pace. Le guerre del Novecento non hanno risolto mai veramente i problemi che le hanno provocate.
Ogni guerra sembra essere diventata, dopo la sua conclusione, causa di un’altra guerra. Ogni guerra pone le premesse di nuovi conflitti. È comprensibile come il carattere estremamente distruttivo, totale, ideologico e mondiale della guerra in età contemporanea ed anche la sua nota di improduttività abbiano spinto la Chiesa ad un giudizio sempre più nettamente critico sulla guerra. Inoltre la guerra è nociva per la missione universale della chiesa. La Santa Sede non ha divisioni militari da far valere. Ha solo il suo prestigio morale. Ma durante le guerre le parti in conflitto non danno molto peso ai fattori morali o, comunque, tendono a strumentalizzare al proprio fine l’influenza della Chiesa.
Inoltre la Santa Sede – e dietro di lei gradualmente la Chiesa cattolica tutta – dà un giudizio negativo della guerra, perché essa vive e sperimenta un rapporto nuovo con l’Europa e con l’Occidente. La Chiesa, che ha la maggior parte dei suoi fedeli in America Latina, in Africa ed in altri paesi di missione non si sente più a casa sua nell’Occidente secolarizzato. Nessuno può invocare o usare il nome di Dio per legittimare massacri, terrorismo o conflitti armati. Ogni forma di fondamentalismo o fanatismo che sfrutta il credo religioso va respinta con forza. Dio mostra un volto mite che rifiuta la violenza e chiama tutti gli uomini a riconoscersi fratelli.
mons. Michele Pennisi
Pubblicato su www.interris.it