In Italia si parla molto di politica, ma pochissimo di politiche per gli italiani nel mondo. Eppure sono milioni: cittadini che hanno lasciato il Paese, che mantengono legami culturali, economici e affettivi con l’Italia, e che sono iscritti all’A.I.R.E., l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, che ogni Comune è tenuto a custodire.
Nel dicembre 2001 il Parlamento approvò, a larga maggioranza, la Legge 459, fortemente voluta dal Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia. Fu una svolta storica: per la prima volta gli italiani all’estero ottennero il diritto di voto e una rappresentanza parlamentare autonoma. Un riconoscimento politico e simbolico che ha dato voce a comunità spesso dimenticate.
Oggi, paradossalmente, proprio chi allora militava nel partito che sostenne quella riforma — la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni — guida una maggioranza che sta riducendo, se non cancellando, quel diritto. La nuova legge elettorale infatti non tocca il numero dei parlamentari eletti all’estero, ma modifica profondamente il loro bacino elettorale, con conseguenze pesanti sulla rappresentanza.
Cosa cambia nella circoscrizione Estero
Camera dei Deputati: da 4 a 2 ripartizioni
Oggi la circoscrizione Estero è divisa in quattro aree:
- Europa
- America meridionale
- America settentrionale e centrale
- Africa, Asia, Oceania e Antartide
Con la riforma, le ripartizioni diventano solo due. Una compressione territoriale che rischia di produrre una rappresentanza meno equilibrata, perché le comunità italiane nel mondo non hanno la stessa storia, le stesse esigenze, né la stessa densità demografica.
Senato: un unico collegio mondiale
Qui la trasformazione è ancora più radicale: i quattro seggi non saranno più espressi dalle quattro ripartizioni, ma dall’intera circoscrizione Estero, trasformata in un unico collegio globale.
Significa che ogni candidato dovrà confrontarsi con quasi sette milioni di elettori distribuiti in tutto il mondo. Scompare la rappresentanza territoriale, scompare la conoscenza diretta delle comunità, scompare il legame con i territori. È un ulteriore passo nel metodo politico che allontana gli eletti dai loro elettori, già evidente nelle scelte interne alla legge elettorale nazionale.
Una riforma che non si preoccupa della rappresentanza
La nuova legge non si limita a ridisegnare collegi: ridisegna il rapporto tra lo Stato e i suoi cittadini nel mondo. Riduce la capacità di ascolto, indebolisce la voce delle comunità, rende più difficile eleggere persone che conoscano davvero le realtà locali.
Per questo è necessario che le forze politiche — soprattutto quelle che si propongono come nuove — prendano a cuore gli italiani all’estero, difendano i loro diritti e li sostengano nelle loro problematiche quotidiane. Perché una democrazia che non ascolta i suoi cittadini nel mondo è una democrazia più povera.
Franco Aufiero