Mentre giunge la notizia dell’ultima barbarie che sta per compiersi negli Stati Uniti — la fucilazione di un condannato a morte trasmessa in diretta streaming — arriva, fortunatamente, l’annuncio del Premio Nobel per la Pace assegnato a Navi Pillay, magistrata sudafricana che per anni ha servito nella Corte Penale Internazionale combattendo i crimini contro l’umanità.
Quest’anno il Nobel si erge idealmente come un Vallo morale, una linea di confine tra due mondi: da una parte la civiltà del diritto, dall’altra la barbarie che riemerge macabramente in diretta, amplificata dai social e dagli strumenti digitali. La giustizia, intesa come vendetta, torna a essere spettacolo pubblico, e quella che Manzoni definiva La colonna infame diventa oggi un evento globale nella piazza del web.
Il dramma autentico è che qualcuno considera tutto questo un valore dell’Occidente. Eppure, proprio l’Occidente aveva generato la crescita della sensibilità giuridica, nata come rottura rispetto alla barbarie praticata altrove. Oggi, quella civiltà sembra smarrita.
La signora Pillay, ringraziando il cielo, ci ricorda che anche nell’oscurità di questa stagione la fiaccola dell’Umanità e del Diritto non è spenta del tutto. Sta a noi coltivarla, difenderla, mantenerla accesa — perché la luce della Giustizia non diventi solo un riflesso lontano nella notte della barbarie e mantenga viva una speranza.
Giancarlo Infante