Le vittime del lavoro sono le persone decedute a causa di incidenti accaduti ai lavoratori adibiti ad attività pericolose senza le necessarie tutele ad essi dovute per legge dai datori di lavoro.
Il fenomeno viene anche indicato come “morti bianche”, laddove tale definizione si riferisce alla mancanza di un soggetto a cui possa essere attribuita direttamente la responsabilità dell’incidente mortale.
A partire dal 1960 viene utilizzata anche la dizione “omicidi del lavoro”, per rimarcare l’incidenza e le responsabilità per le morti causate dai nuovi sistemi di produzione delle economie industrializzate e la scarsa attenzione rivolta alla sicurezza delle condizioni del lavoro svolto, come, in particolare, nell’ambito dell’industria siderurgica e nel settore agricolo.
Va pure ricordato che, di recente, il fenomeno è stato fonte di morti di notevole gravità tra i lavoratori stranieri che, ormai, svolgono un ruolo succedaneo a quello degli italiani nelle lavorazioni pesanti o pericolose, ma che, oramai, gli stessi rifiutano, preferendo svolgere attività che escludano o riducano tali lavorazioni, come vedremo infra.
In questi casi si tratta delle c.d. “nuove schiavitù”, come le ha definite il Presidente Mattarella in un recente intervento, che impongono un’analisi approfondita del nuovo fenomeno che riguarda i migranti ma non solo.
La statistica degli incidenti mortali
In Italia gli incidenti mortali sul lavoro rappresentano una delle principali emergenze in ambito occupazionale, evidenziando l’urgenza di rafforzare le misure di prevenzione e sicurezza sui cantieri per i lavoratori italiani o stranieri. Alla luce dei dati statistici elaborati dall’INAIL, basti ricordare che, secondo l’Istituto, nel 2023 in Italia sono state presentate oltre 590.000 denunce di infortunio sul lavoro, di cui 1.147 con esito mortale, sebbene sia stata registrata una diminuzione del 9,5% rispetto alle 1.268 del 2022.
A livello globale, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro stima che quasi tre milioni di lavoratori muoiano ogni anno a causa di infortuni sul lavoro e malattie professionali, con un incremento di oltre il 5% rispetto al 2015.
Tuttavia, va evidenziato che, nel periodo dal 2020 al 2024, vi è stato un andamento altalenante negli infortuni mortali, influenzato da vari fattori, tra cui l’introduzione di nuove normative per la sicurezza nei luoghi di lavoro e per la prevenzione degli stessi.
Il 2022 ha segnato un miglioramento con i decessi scesi a 1.050; questo risultato è stato favorito dalla ripresa delle attività in condizioni più sicure e dal sostegno di iniziative che hanno incentivato le imprese a realizzare progetti per la sostenibilità.
Nel 2023 sono anche diminuiti gli infortuni “in itinere”, ossia quelli avvenuti nel tragitto per andare o nel ritorno a casa, ma sono cresciuti i morti sul lavoro e l’anno si è chiuso con 1.041 vittime.
Nei primi mesi del 2024 si è registrato un incremento e, tra gennaio e maggio, le vittime sul lavoro sono state 369, con un aumento del 3,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, poiché nel settore edile il numero di morti è cresciuto del 5,5%.
Nel 2025 l’INAIL ha registrato 1.189 morti sul lavoro, di cui 890 avvenute strettamente sul posto di lavoro, escludendo gli incidenti “in itinere”.
Infine, nel primo semestre 2026 (gennaio – giugno) vi sono state 482 vittime in occasione di lavoro, di cui 350 uomini e 26 donne.
La nazionalità vede 254 lavoratori italiani e 96 stranieri, “con un indice di rischio per i lavoratori stranieri più del triplo rispetto agli italiani”, che costituisce il vero problema del loro sfruttamento, come diremo oltre.
Oltre il 93% delle vittime sul lavoro sono di sesso maschile, mentre due vittime su tre avevano un’età superiore ai 50 anni.
Tra i settori più a rischio e con il maggior numero di infortuni mortali restano l’edilizia, le attività manifatturiere, i trasporti, il magazzinaggio e il commercio.
Il monitoraggio delle morti sul lavoro in Italia
Il monitoraggio delle morti sul lavoro in Italia è affidato a una rete di enti e osservatori che raccolgono, elaborano e diffondono dati utili per comprendere e prevenire il fenomeno. Ecco le fonti principali:
- INAIL, che pubblica rapporti annuali dettagliati sui casi di infortunio e malattia professionale, compresi gli incidenti mortali.
- INL – Ispettorato Nazionale del Lavoro, che integra le statistiche con i dati raccolti durante le ispezioni sul campo.
- ISTAT, che offre un quadro demografico e socio‑economico complementare.
- Osservatorio Nazionale della Sicurezza sul Lavoro, che elabora i dati INAIL e introduce l’indice di incidenza e la zonizzazione a colori.
- Osservatorio Indipendente di Bologna, che monitora anche lavoratori non assicurati all’INAIL.
La prevenzione degli infortuni e delle morti bianche
Le analisi degli incidenti mortali assumono notevole rilevanza per le attività di prevenzione.
La riduzione complessiva del 29,4% nell’ultimo decennio è attribuibile a:
- normative più stringenti (D.lgs. 81/2008),
- diminuzione degli occupati nei settori ad alto rischio,
- maggiore formazione e consapevolezza,
- intensificazione dei controlli e delle sanzioni.
La normativa vigente
Dal dopoguerra a oggi, la legislazione italiana ha attraversato un significativo processo di evoluzione.
In ordine temporale:
- Statuto dei lavoratori (1970)
- D.lgs. 626/1994
- DL 223/2006
- D.lgs. 81/2008
- Decreto n. 18/2024 (PNRR) – patente a crediti per imprese edili e sanzioni penali per lavoro nero.
Incidenti con danni permanenti
Nel dopoguerra si sono avuti circa 30.000 infortuni annui con danni permanenti, poi ridotti a 20.000, e successivamente risaliti a oltre 30.000.
Incidenti con danni temporanei
Ogni anno si verificano circa 600.000 incidenti con danni temporanei.
Il Fondo per le Vittime decedute e per gli infortunati
Istituito nel 2007 (Legge 206/2006), prevede: prestazione una tantum e anticipazione della rendita dei superstiti
Vittime di sfruttamento lavorativo – Le nuove schiavitù
Fenomeno crescente legato ai flussi migratori recenti.
Norme rilevanti:
- Art. 603‑bis c.p. – caporalato
- Legge 199/2016
- Permesso di soggiorno per protezione speciale
- Programmi INL‑OIM
Contatti utili:
- Numero Antitratta: 800 290 290
- INL
- Forze dell’Ordine
- SAI e associazioni del terzo settore
Conclusioni
Lo sfruttamento lavorativo è oggi un fenomeno strutturalmente diffuso, non marginale, e spesso sommerso. La vittima è spesso l’unico vettore di emersione del reato. La tutela deve intervenire già nella fase del “ragionevole sospetto”. Proteggere la vittima significa interrompere l’assoggettamento, favorire l’accesso alla giustizia e rafforzare la capacità dello Stato di accertare responsabilità che altrimenti resterebbero sommerse.
Mario Pavone