Sotto la luce e il silenzio

Ci sono momenti in cui ti ritrovi immerso in una folla silenziosa, al calare della sera, e percepisci chiaramente che intorno a te sta accadendo qualcosa che va oltre la semplice celebrazione religiosa.

Essere lì, tra il profumo dell’incenso, il chiarore delle candele che ondeggiano passo dopo passo e la voce del Papa che risuona solenne nel cuore della Francia, mi ha lasciato una sensazione profonda, quasi tattile.

Guardare quella marea di persone raccolte sotto la luce e lo sguardo della Madonna ti fa toccare con mano quanto, in un mondo spesso rumoroso e frammentato, ci sia un bisogno disperato di silenzio, di senso e di un orientamento morale vero.

In quell’atmosfera così carica di raccoglimento, le parole del Santo Padre hanno toccato le corde di sempre, ma con un’urgenza del tutto attuale: la pace, la ricerca del bene comune e l’amore fraterno.

Sono principi e dogmi che nascono nel cuore pulsante della fede, ma che, mentre li ascoltavo risuonare tra la gente, mi sono sembrati inevitabilmente intrecciati con la nostra vita di tutti i giorni e con le grandi sfide della società.

In mezzo a tanta devozione, mi è tornata in mente la solita polemica, quella che si sente ripetere spesso nei salotti tv o da qualche senatore di turno, secondo cui i vescovi e la Chiesa dovrebbero pensare solo alla sacrestia senza occuparsi di politica.

Essere lì, però, ti fa capire quanto la questione sia molto più sottile e profonda di come viene liquidata negli slogan.

Le strade parallele

Fede e politica sono due ambiti ben distinti dello scibile umano, che camminano su strade parallele.

La religione parla all’anima, al senso ultimo dell’esistenza e alla coscienza individuale, mentre la politica si occupa dell’organizzazione concreta dello Stato, delle leggi e delle istituzioni.

Si tratta di mondi con linguaggi, metodi e ruoli che devono rimanere separati, ed è sacrosanto che sia così.

Il fatto che siano due percorsi distinti, tuttavia, non significa che debbano viaggiare verso direzioni opposte.

Quando la Chiesa richiama alla pace, alla dignità umana o alla solidarietà, non sta facendo propaganda di partito, né sta invadendo un campo non suo.

Sta semplicemente riaffermando quei grandi valori etici che nascono dal Vangelo, ma che costituiscono l’ossatura morale e la linfa di qualsiasi comunità civile.

La luce della Vergine guida la vita spirituale di chi crede, ma le sue implicazioni, come l’attenzione agli ultimi, il rispetto reciproco e la tutela del bene di tutti, sono valori universali.

Fede e politica appartengono a sfere differenti dell’esperienza umana, ma entrambe, ciascuna con le proprie competenze e sul proprio binario, alla fine condividono la stessa meta: l’uomo e la sua dignità.

Ed è proprio qui che entra in gioco il nostro compito.

Come partito e come comunità politica dobbiamo mettere tutto il nostro impegno per intercettare questo messaggio, entrando in sintonia con la Chiesa affinché continui a essere una grande fonte di ispirazione per il nostro agire quotidiano.

Certo, sappiamo bene che non è un percorso semplice.

Spesso il confronto con i vescovi e con le gerarchie ecclesiastiche risulta complesso, perché c’è una naturale e comprensibile gelosia del proprio ruolo, unita al timore di sovrapposizioni o di perdere la propria autonomia.

È una resistenza con cui ci scontriamo ogni giorno.

Nonostante queste rigidità, però, il nostro dovere resta quello di non arrenderci e di continuare a cercare quel punto di intesa.

Solo così potremo tradurre questi grandi principi in scelte politiche, leggi e azioni concrete, rimanendo sempre coerenti con la difesa della persona e della nostra comunità.

Tiziana Nesta

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