( segue la prima parte pubblicata ieri CLICCA QUI)

Il problema della PACE oggi non è perciò una questione militare, economica, sociale. E’ prima di tutto una questione culturale, è la questione del sistema o ordine delle relazioni internazionali. La PACE non va considerata una condizione, una situazione, una assenza di ostilità, una semplice coesistenza. Va considerata un “ordine delle cose” una costruzione delle intelligenze e delle volontà, non della potenza materiale e militare. Un “ordine” che riguarda anche oggi una ampia comunità di popoli e di Stati, e non certo solo i due contendenti, l’ Ucraina aggredita e lo Stato russo  aggressore. E’ vero che per ora la guerra ha ucciso direttamente solo in Russia ed Ucraina ( con la piccola eccezione polacca). Ma è vero anche che l’ordine internazionale europeo e mondiale è stato gravemente messo in pericolo dalla guerra globale che colpisce direttamente ma anche indirettamente, attraverso il sabotaggio delle infrastrutture civili ed energetiche, dentro e fuori l’ Ucraina, e impone nei fatti una “economia di guerra”, apportatrice di restrizioni economiche, di inflazione incontrollabile, di impoverimento sociale, e di deterioramento della democrazia, anche a paesi lontanissimi  geograficamente dal teatro di guerra.

La PACE, dunque, non è più affare da affrontarsi con un negoziato tra Ucraina e Russia, quel negoziato che si dice si prepari da tempo, ma che non inizia mai. In realtà un negoziato, che si basa esclusivamente sui rapporti di forza armata tra gli Stati, di fronte all’escalation che si profila, potrebbe divenire sempre più difficile, forse anche impossibile. E comunque difficilmente potrebbe risistemare i problemi alla base del conflitto.

La ricostruzione della pace implica invece l’intervento degli interessi e delle volontà politiche di tutti gli Stati europei.  Il conflitto non riguarda soltanto due Stati, ma sconvolge dalle fondamenta  la struttura dell’ordine e della sicurezza internazionale e , prima di tutto, europea.  Per questo una vera pace richiede un intervento della comunità degli Stati  Europei in primo luogo, ed anche delle potenze extraeuropee che guidano il mondo ormai multipolare, un intervento finalizzato a ristabilire quell’ ordine che garantisca sicurezza e cooperazione necessarie  per affrontare la transizione energetica ed ecologica a livello mondiale e per risolvere i problemi derivanti dalle interconnessioni sempre più intense tra gli stati e i popoli, senza ricorrere alla violenza.

Si tratta di ripristinare la forza del diritto internazionale, tenendo conto che  forza non significa solo violenza, ma significa anche autorità e pressione per ristabilire regole comuni essenziali per tutti in un momento in cui i compiti della ristrutturazione ecologica ed energetica, oltre che della sicurezza reciproca, incombono su tutti e di tutti chiedono la cooperazione. Vanno ricostruite la fiducia reciproca e l’insieme delle regole necessarie a garantire la convivenza delle economie e dei popoli e  la sicurezza internazionale.  Una sicurezza necessaria in primo luogo per l’ Ucraina, ma anche per tutti gli altri Stati, ivi inclusa la federazione russa.  Una sicurezza che si può fondare solo su accordi che garantiscano contemporaneamente identità nazionali, diritti umani e cooperazione sul modello di Helsinki.

Forse basterebbe anche soltanto la volontà dichiarata e concorde – di una Europa davvero solidale e delle grandi potenze del mondo multipolare- di muoversi verso la ricostruzione di quest’ordine per favorire quello stop alle armi e quell’ alt al massacro che sembra a tutt’ oggi impossibile.

Ma è una idea alta di PACE ciò che va riaffermato in via preliminare.  Solo questa PACE, che mira all’accordo delle volontà ed alla condivisione degli obiettivi, può essere paragonata al “fiume” che porta con sé la ricchezza dei popoli e promuove la tenerezza verso i più deboli, e quindi consente l’umanizzazione delle relazioni di potere, come è nella visione escatologica di Isaia ( 66/12). Quella descritta dal profeta è anzi forse l’unica PACE che realisticamente oggi possa frenare la nuova barbarie della  guerra senza limiti. E’ finita invece, probabilmente, l’epoca della “pace fredda”, più semplice da realizzare, ma inutile e impotente di fronte alla  nuova barbarie globale. Quella che può funzionare è’ soltanto la PACE che si riconnette al “realismo del dialogo” contro la “deriva paranoica del potere” che rifiuta ogni confronto con la realtà ( Mauro Magatti, Il realismo del dialogo, Avvenire 27/11/2022 ). Diciamola anche in un altro modo. Nel conflitto attuale forse la GUERRA sta divenendo, in realtà proprio essa, la vera UTOPIA, in quanto realtà incompatibile con la vita (sociale e politica) e con la esistenza  di una vera comunità internazionale, una negazione e rifiuto di questa realtà. E’ anche questo un segno del cambiamento d’epoca, un “segno dei tempi”, che dice tutto del dramma che viviamo, ma anche della grande speranza che si apre davanti a noi e che sta a noi realizzare, sulla base della fiducia e della fede che dobbiamo recuperare.

Umberto Baldocchi