Putin è stato perlomeno imprudente. Pare abbia lasciato intendere di non essere contrario all’ingresso di Kiev nell’ Unione Europea, ma non ha avuto il buon gusto di consultare – o, almeno, informare – prima di alludere ad una tale impegnativa disponibilità, né Salvini né Conte, cioè i “putiniani” ufficiali della maggioranza di governo e dell’opposizione, nel nostro Paese. Insomma, non ne ha sentito il bisogno. Senonché, in questo modo, ha teso un trappolone ai due che avevano, giusto in questi giorni, fieramente ribadito la loro contrarietà ad un tale evento.
E’ l’Italia, qualunque cosa vi si dica, a contare poco al Cremlino oppure sono i due suddetti “leader” ad essere considerati all’altezza di uno zerbino? Dev’essere, per tante ragioni, la seconda. Del resto, ove non avessero ben altre cose di cui occuparsi, al Cremlino si chiederebbero, come ci chiediamo anche noi: i due “leader” sono in gara a chi arriva primo, la lingua a penzoloni, al soglio dello zar oppure agiscono di conserva, cioè coltivano tuttora la memoria dell’ antica “liaison” giallo-verde?
Chissà poi perché – a non voler pensar male – questo pervicace legame con l’invasore che, attaccando l’Ucraina, ha voluto mettere una spina nel fianco dell’Europa per vedere l’effetto che fa. Siamo noi comuni mortali a non reggere l’aria leggera e fine che si respira alle alte quote di analisi politiche raffinatissime che evidentemente inducono due “leader” incompresi a camminare spigliati, da acrobati sperimentati, su una corda tesa tra Putin e Trump.
Sotto ci sta quell’incidente di percorso che si chiama Europa, cui guardano con indifferenza o sdegno. Ad ogni modo, la convergenza tra i due non è casuale e riflette, in capo all’uno e all’altro, la precarietà di un sistema politico italiano fondato su due poli, in ciascuno dei quali la politica estera, anziché essere il baricentro che regge l’intera impalcatura di una visione politica, non è che il “jolly” – la carta spesso raffigurata nei panni del “buffone” – che vale come tappabuchi da esibire ora qui, ora là. Non a caso, infatti, in ambedue i casi il “filoputinismo” non è altro che il grimaldello con cui tenere in scacco gli alleati delle rispettive coalizioni.
Peraltro, se hanno bisogno di una tale postura per segnalare che esistono ed i conti vanno fatti anche con loro, vuol dire che, ad ambedue, resto ben poco d’ altro da esibire ai rispettivi elettorati.![]()