Giorgia Meloni e il suo Ministro alla difesa, Guido Crosetto, scoprono quanto sia criminale ciò che accade a Gaza. E scoprono anche che i palestinesi non possono essere equiparati tutti tout court ad Hamas.

Ancora, Giorgia Meloni scopre che esiste l’Autorità della Palestina e parla con il suo Presidente Abu Mazen, detto Abbas, che è feroce avversario Hamas. È l’uomo che in teoria, se domani nascesse lo Stato della Palestina, ne sarebbe il padre fondatore.

Il Governo italiano, sopraffatto da quel che accade, dalle mutate posizioni degli altri Paesi europei e dal sentimento della stragrande maggioranza delle popolazioni dei 27 dell’Unione, mostra segni di ravvedimento. Meglio tardi che mai.

Ma nelle orecchie abbiamo ancora le dichiarazioni  contrarie al riconoscimento dello Stato di Palestina. La scusa è sempre stata duplice. Non si può riconoscere uno Stato che non esiste. Sorvolando sul fatto che Israele venne fatto nascere dal nulla nel ’48 con i voti delle poche decine di nazioni che, allora, formavano l’Onu. Mentre oggi sono oltre 150, su circa 200, quelli che alle Nazioni Unite vogliono adesso applicare lo stesso criterio a favore dei palestinesi. Il tutto sempre bloccato nel corso dei decenni dal veto Usa e dalla ambiguità di molti paesi europei.

Secondo, abbiamo sentito Antonio Taiani, ma anche tanti “dipendenti” della Meloni nel corso dei talk show cui hanno partecipato, sostenere che il riconoscimento dello Stato della Palestina sarebbe stato fare un favore per Hamas.

Tutto questo armamentario di distorsione della storia e delle cose, oggi si dissolve dinanzi alla “soluzione finale” che Netanyahu si accinge a mettere in atto a Gaza. E lo fa eliminando i testimoni scomodi rappresentati dai giornalisti palestinesi. Come accaduto con la criminale esecuzione organizzata due giorni fa a Gaza contro un gruppo di reporter. Uccisi deliberatamente e gettando ulteriore vergogna su Netanyahu, i suoi sostenitori e i suoi alleati tra i quali risultavano, almeno fino ad ieri, anche Giorgia Meloni e Guido Crosetto.

I fatti concreti ci diranno se quello che abbiamo appena sentito costituisce un ripensamento o se continua a far parte di un opportunismo spacciato per abilità diplomatica sulla pelle di un intero popolo che ha lo stesso diritto all’esistenza come quello israeliano.

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