Donald Trump, fedele all’impegno di far tornare grande l’America, sta adottando misure economiche, che penalizzano gli altri paesi del mondo, se si eccettua la Russia.

Dopo un sali scendi che ha messo a dura prova le Borse, favorendo le “big companies” che hanno finanziato la sua campagna elettorale, ha stabilito la percentuale di dazi da applicare alle nazioni con cui l’America intrattiene rapporti commerciali. All’Unione Europea è toccato il 30%, nonostante i buoni uffici o, quelli che tali dovevano essere, dei premier dei vari paesi membri. La nostra Presidente del Consiglio che, in più occasioni ha fatto intendere di avere un qualche ascendente su Trump, non ha avuto nessun trattamento di favore, con le conseguenze che sono immaginabili per la nostra economia. Viene francamente da chiedersi se davvero ci sperava o, se fosse solo un imprescindibile atteggiamento istituzionale.

L’esercizio di sovranismo del Presidente americano obbliga a qualche riflessione da parte della compatta compagine di nazionalismi nostrani e internazionali. Contro le decisioni sui dazi, fatta salva la Cina, non si sono levate voci contro, confidando in virtuose quanto sterili negoziazioni. Il vento di destra che ha sospinto le posizioni sovraniste, fino a farle diventare egemoni in molti stati europei, sembra di colpo essersi affievolito, riducendosi a una brezza leggera. Dopo anni di discredito nei confronti dell’UE, ritenuta un’inutile e dannosa sovrastruttura, più attenta a salvaguardare l’ambiente che non l’economia, con direttive insostenibili per mantenere gli standard produttivi, ora le stesse nazioni che l’hanno criticata, pretendono che si erga con forza in difesa degli interessi comuni.

Trump ha apertamente dichiarato che, dell’UE non gliene importa nulla e che, oggi, i tentativi di riprendere autorevolezza non sono credibili prima che tardivi. Il sovranismo, a livello ideologico può accomunare ma in pratica, non può che alimentare conflitti.

Logica vuole che sovrano è chi domina e, in genere, si tratta di un soggetto o di un’accolita che ha unito le forze per perseguire obiettivi condivisi. La cronaca, prima della politica ci dice che i sovranisti europei, che pensavano di avere maggior considerazione da parte del Presidente americano, sono stati sonoramente smentiti.

Il Regno Unito ha goduto di un miglior trattamento, ma solo perché detiene una quota consistente del debito americano. Il sovranismo allora va bene per chi è più forte degli altri e può imporre le sue leggi, come sta facendo Trump e pensare che l’Ungheria, tanto per citare un esempio a caso, possa godere di miglior favore rispetto all’UE è semplice utopia. Quanto sta accadendo, oltre i drammatici effetti economici da mettere in conto se non cambierà qualcosa a breve, è che se non c’è sufficiente massa critica si è destinati a soccombere e che, anche se a qualcuno può far dispiacere, giova rammentare che l’unione fa la forza.

Stracciarsi le vesti, come sta succedendo per sostenere le spese per la difesa del Paese, è un atto velleitario perché, chi fino a ieri ha fatto la guerra per noi, si è fatto da parte, lasciandoci l’incombenza. Solo un’Unione Europea forte e compatta può competere con successo sul piano internazionale, facendosi rispettare, come conviene. Senza questa consapevolezza non si otterrà nessun risultato e, saremo costretti a subire.

E’ il momento invece di prendere l’iniziativa a livello europeo per fare fronte comune con i pesi che hanno subito l’onta dei dazi da parte di Trump, facendo leva sul loro potenziale economico, in grado di reggere il confronto con quello americano.

E’ una sfida impegnativa, difficile e complessa quella cui siamo chiamati e, dagli esiti ancora incerti ma, con la necessaria fermezza, si può contare di vincerla.

Adalberto Notarpietro

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