Negli Stati Uniti esiste la prassi  del sondaggio popolare di “midterm” con cui si fotografa il livello del gradimento per il presidente pro tempore. Da noi non c’è tale consuetudine, mentre vige la strana, ripetitiva e defaticante usanza del sondaggio elettorale quotidiano.

Ciò premesso, tenuto conto che siamo a due anni dalla fine della legislatura e considerato che i partiti della maggioranza governativa mantengono un discreto vantaggio sull’incerta compagine progressista – perciò poco avvezza a fare un’opposizione democraticamente valida – ritengo utile proporre soprattutto agli elettori del polo conservatore taluni spunti di riflessione in via prioritaria: 1) vittime del lavoro e suicidi nei carceri, 2) utenze e profitti lucrativi, 3) tetto ai redditi pubblici, 4) sostenibilità ambientale ed energetica.

Sul primo punto, a doppia faccia, mi sono già soffermato in precedenti scritti, in quanto una nazione che si possa definire “civile” deve assolutamente risolvere questi due fenomeni a dir poco tragici e assurdi che dilaniano le fondamenta di uno Stato degno e minano le coscienze delle persone perbene. Ma la scarsa serietà  dell’approccio finora constato e l’insoddisfacente senso di responsabilità dimostrato dalla nostra classe politica stanno aggravando questi due aspetti, drammatici ed irrisolti: il primo (vittime del lavoro) irrisolto da decenni, il secondo che riguarda in massima parte i detenuti in carcere, ma anche le guardie penitenziarie tende ad accentuarsi. E non mi pare di poter condividere con il Ministro Nordio che la soluzione si avrà in virtù dell’aumento dei posti nelle galere di Stato attraverso la riduzione dello spazio disponibile attualmente per i singoli carcerati (misura molto discutibile sotto il profilo umanitario!).

In merito al problema dei caduti sul lavoro, pur apprezzando i reiterati appelli e le relative raccomandazioni del Presidente Mattarella ad affrontare efficacemente le cause che ne determinano un aumento considerevole, occorre ora un moto di corresponsabilità generale che riesca a risolverlo. Ribadisco l’idea di riproporre una soluzione “mista”: incentivi economici per gli ispettori del lavoro meritevoli, i quali riescono a “pizzicare” le aziende produttive ed edili che violano la legge sulla sicurezza; coinvolgere il cittadino nella collaborazione, segnalando palesi o note forme di trasgressione ad un numero verde. La qual cosa lo nobiliterebbe sotto il profilo dell’incivilimento (termine caro a G. Giusti), responsabilizzandolo sulla base di quanto disposto dall’articolo 54 della Costituzione come soggetto partecipe all’obbligo della legalità.

2. Ognuno di noi riceve, periodicamente, gli avvisi di pagamento delle utenze energetiche, il cui costo complessivo s’innalza a causa di una serie, lunga e inaccettabile, di voci di spesa che incidono per almeno due terzi del totale! Ed è facilmente ipotizzabile che detto contributo “coattivo” vada a finire nelle mani, sporchissime, di eco mafiosi. Dunque, il sistema va rivisto e ricondotto in termino di legalità e trasparenza adeguati ad un Paese civile.                                         Nel contempo non possiamo non pretendere un trattamento fiscale più serio e severo nei confronti dei potenti gestori delle c. d. big tech, come per gli istituti bancari in relazione ai loro extra profitti miliardari, in assenza di una politica economica e del risparmio che tuteli le giovani coppie ed i meno abbienti.

3. il dovere etico di reintrodurre con forza il tetto ai redditi pubblici, recentemente consentito da una pronuncia della Corte costituzionale, dopo che abbiamo assistito alla cattiva prassi di derogare al limite dei 240 mila euro annui, a favore del capo della Polizia, del Dipartimento della Protezione civile e dei segretari generali degli organi costituzionali. Il tutto alla luce di pensioni sociali incredibilmente sproporzionale rispetto alle esigenze di vita quotidiana.

4. azioni più incisive del Ministero dell’Ambiente e transizione energetica, che siano coerenti e mirate a prevenire e combattere eventi naturali, catastrofali, per effetto del cambiamento climatico, oppure connessi al nostro dissesto idrogeologico, che caratterizza l’Italia come nazione a maggior esposizione al rischio, anche contenendo il consumo del suolo, nonché adottando misure volte a fronteggiare lì emergenza idrica delle aree interne del Mezzogiorno e per una gestione degli acquedotti finalmente in grado di non perdere quote smisurate di acqua (addirittura oltre il 50%!).

Ovviamente, siffatti interventi ministeriali – oltre alla definitiva soluzione della crisi dell’impianto ex Ilva di Taranto – sarebbero facilmente finanziabili, in modo cospicuo, se si riuscisse a contenere la stratosferica cifra, complessiva, prevista per il progetto del Ponte sullo stretto di Messina, già quadruplicatasi in un lasso di tempo breve, di un anno e mezzo circa.

Michele Marino

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