Ho dato conto tre giorni fa su quanto ha ribadito il Coordinamento di INSIEME in merito al metodo da seguire nei rapporti da tenere con altre organizzazioni e, soprattutto, con le forze vive presenti nella società civile ( CLICCA QUI ) . Lo spirito è quello della convergenza e dell’inclusione. Domenico Galbiati ha poi avviato un approfondimento su quella che, per quanto riguarda le relazioni, potremmo definire l’attitudine a fare rete ( CLICCA QUI ).

Oggi mi permetto di proseguire il ragionamento che non può che essere improntato alla massima chiarezza. A partire dai rapporti con quanti si dicono impegnati in politica sulla base di un’ispirazione cristiana.

Il primo punto è il ribadire il concetto di autonomia. Ricchezza ideale, strutturazione di un chiaro pensiero politico d’impronta popolare. Questo significa che INSIEME vuole creare le premesse perché si avvii un’iniziativa laica e aconfessionale. Lontanissima sia dall’idea di dare vita al partito “cattolico”, sia dall’illusione che sia possibile puntare a una mai ben precisata “unità politica dei cristiani”.

Dobbiamo riconoscere che, dopo il Concilio Vaticano II, il pluralismo politico tra i cattolici costituisce addirittura un valore positivo e ciò aiuta ad evitare il rischio di finire impantanati in una confusa commistione del piano religioso con quello politico. Ciò che don Luigi Sturzo aveva ben maturato sin dagli inizi del secolo scorso e prima, dunque, di dare vita al Partito popolare: la religione è universalità, la politica è divisione sui progetti e sulle proposte. Ciò che Alcide De Gasperi e Aldo Moro hanno saputo poi declinare nel corso della stagione della gestione della cosa pubblica da parte del partito principale espressione della cultura politica che si chiama cristianesimo democratico.

Noi, dunque, non ci rivolgiamo a tutti i cattolici, e solo perché in quanto tali. Ci rivolgiamo a cittadini che, credenti o meno che siano, su di una base programmatica, rifuggendo da ogni vincolo ideologico, credono in un riferimento forte alla Costituzione, profondamente permeata dalla Dottrina sociale della Chiesa, in particolare per ciò che significa solidarietà e sussidiarietà.

Il Pensiero sociale della Chiesa è da noi recepito nella sua integralità perché, assieme alle questioni economiche e sociali, siamo consapevoli  della necessità d’intervenire su quelle della Vita, che per noi va dal momento del concepimento alla sua fine naturale, della dignità della Persona, della famiglia e delle entità naturali aggregative intermedie. Solo così, infatti, si può ragionare e porre adeguatamente le questioni della Giustizia sociale, della tutela dell’ambiente, dell’ educazione all’insegna di quello sviluppo integrale che deve interessare le donne e gli uomini concreti come sono, rifuggendo da una visione esclusivamente economicista, quale quella che accomuna, pur giungendo a conclusioni opposte, liberalismo e socialismo marxista.

Ora, se ci guardiamo intorno, vediamo che esistono spezzoni sopravvissuti all’esperienza della Democrazia cristiana. Altri gruppi si richiamano al popolarismo perché avvertono la necessità di tornare ad un avvio che fu carico di peculiari responsabilità culturali, sociologiche e politiche in parte diluitesi nei lunghi decenni in cui il pensiero che sottostava quelle responsabilità aveva dovuto misurarsi con la gestione della cosa pubblica, a lungo onerosa e snervate. Una condizione necessitata, certo. Se è vero che le contingenze storiche portarono Aldo Moro a sostenere che la Dc era costretta a inventarsi e rigenerarsi in alternativa a se stessa avviando un processo di confronto e di rinnovamento.

Vi sono poi, con una presenza ridotta, ma importante, esperienze più recenti, tutte che hanno provato ad offrirsi come “federatrici” degli altri attori di un mondo che ha bruciato tante opportunità nel corso dei 25 anni della diaspora. E’ la prosecuzione della fallimentare vicenda di Todi, un tentativo di riaggregazione che sicuramente pagò la natura verticistica e l’essere troppo solamente definita all’interno di ciò che appariva già strutturato nel mondo cattolico. Il rischio era di finire, come accadde, in un circuito autoreferenziale e senza sbocco.

In questa ampia galassia di posizioni, aspirazioni e sigle esistono esperienze consolidate nel centrodestra, in particolare quella dell’Udc che oggi, però, appare alquanto marginale in quella coalizione. Altre nel centrosinistra, com’è nel caso di Demos e di Orizzonti 2000 di Ernesto Preziosi. In generale, si è trattato di un tipo d’esperienza che ha sofferto per le estremizzazioni dello schema bipolare, di fatto superate con e dopo la vicenda Monti. Così, adesso, al contrario, rischiano di essere marginalizzate per la corsa verso il centro da parte di tutti. Una corsa che sta entrando sempre più in una fase ambigua e confusa, visto che, per ora con poca credibilità, la stanno intraprendendo sia la Lega, sia il Pd.

Eppure, questa mentalità bipolare persiste. Non si è maturata, infatti, la consapevolezza che oggi il Paese ha bisogno di entrare in una fase nuova, sulla base di atteggiamenti originali e presenze disposte a mettersi in gioco sul piano delle idee, più che sulla scelta di uno schieramento pregiudiziale.

A mio avviso, quel che nel nostro piccolo di Insieme siamo riusciti a fare è possibile svilupparlo in un ambito ben più ampio. La convergenza cioè di laici d’ispirazione cristiana forti di una formazione cattolico liberale, popolare e da cristiano sociali aperti ad un rapporto fecondo con altri che si riferiscono a quelle linee culturali e politiche capaci dagli anni ’70 in poi di dare vita al cosiddetto Centrosinistra storico.

Quella confluenza consentì un ampliamento del processo democratico e dell’allargamento della base parlamentare. Furono assicurate la tenuta e la crescita del Paese nonostante i periodi altamente critici vissuti sul piano sociale ed economico e nel corso della lunga e sanguinosa stagione degli opposti terrorismi. Né si possono dimenticare quegli interventi internazionali e interni finalizzati alla destabilizzane dell’Italia, e del processo d’integrazione europea che allora si provava ad accelerare. Furono i tempi, solo per fare un esempio, della P2 di cui in queste ore si ricorda la scoperta e la denuncia.

Ci sono in Parlamento amici come l’on. Gianfranco Rotondi, quattro senatori dell’Udc. Fuori di Camera e Senato, partiti e gruppi che hanno sempre orbitano nel centrodestra anche se ultimamente, è il caso di diverse formazioni che si definiscono Democrazia cristiana, oltre che la Federazione Popolare dei Democratici Cristiani, guidata dall’on. Giuseppe Gargani, e che sembrano finalmente più orientate verso una scelta per l’autonomia.

A sinistra, come già sopra ricordato, esistono posizioni contigue al Pd. Una contiguità seguita nonostante sia ormai evidente la deriva “radicaleggiante” in cui si è immerso il partito che ora ha chiamato alla propria guida Enrico Letta. Forse il nuovo segretario del Pd avrà gettato un’occhiata al sito ufficiale del Pd. Avrà notato come, grazie al suo successore a Palazzo Chigi, Matteo Renzi, vi si ricorda l’entrata nel Partito socialista europeo, improvvidamente abbandonando una posizione autonoma che avrebbe potuto, soprattutto oggi, essere utilmente essere messa in campo in maniera più costruttiva.

Molte delle presenze nel centrodestra, come molte di quelle nel centrosinistra, sono state spesso giustificate sulla base di un proclamato “stato di necessità”: così è spesso detto, alle elezioni bisogna pure andare con la lista che ha più probabilità di registrare un successo. Nel corso degli anni, dopo la polverizzazione della DC, avendo scelto di stare da una parte o dall’altra della barricata si sono per forza di cosa create posizioni di potere che, oggi, non si è disposti a perdere. Per questo, è bastato registrare l’arrivo di Enrico Letta a Via del Nazareno e subito alcuni rimasti sull’uscio, ma guardando il lato dell’uscita, stanno ora pensando di rientrare con la scusa che un ex  democristiano è stato finalmente, in effetti è il primo, portato alla guida del principale partito del centrosinistra. A noi sembra che, come abbiamo provato a dire qualche giorno fa ( CLICCA QUI ), ci sarebbe bisogno di approfondire prima di dare per scontato che Enrico Letta sia in grado di cambiare questo Pd.

Esistono allora due punti di riferimento da indicare nella valutazione delle condizioni utili a creare una auspicabile convergenza per la definizione di una forte area popolare e laica intenzionata a lavorare per giungere a quella trasformazione politica e sociale che, molto probabilmente, giungerà comunque, anche indipendentemente da noi. Potrebbe non essere quella attesa da tutti noi e questo interrogativo dovrebbe portarci un motivo in più per mettere tutti attorno al tavolo quanti sono davvero interessati alla ripresa di una politica solidale e inclusiva.

Il primo, è quello di abbandonare ogni idea di farsi “federatori” degli altri. Come ha sempre chiaramente detto Stefano Zamagni, devono cambiare, assieme, contenuti e metodo. Qui non c’è alcun Alcide De Gasperi in grado di “federare” tutti gli altri. C’è la necessità, invece, di dare vita ad un processo di osmosi riconoscendo che i limiti personali e di gruppo possono essere superati attraverso una responsabilizzazione diffusa.

Noi abbiamo pensato a INSIEME non per dare vita a chissà quale missione egemonica, ma perché abbiamo avvertito l’esigenza di entrare in politica, come le regole della politica richiedono, per superare esperienze pregresse rivelatesi residuali e sempre più marginalizzate, come anche le esclusioni di taluni dal Governo Draghi dimostrano.

Il secondo, riguarda l’unico ambito su cui è possibile valutare la volontà disinteressata di cattolici e di laici di mettersi insieme. Subito dobbiamo parlare della scelta di campo a favore dell’Europa e della tradizionale collocazione nel mondo democratico occidentale. Questo, ovviamente, a destra, come a sinistra, significa rompere, ripeto “rompere” senza indugio, con chi chi non ha questo sentire. Poi, dobbiamo parlare delle riforme istituzionali: il nostro comune impegno non può che essere indirizzato verso una modifica dei rapporti dello Stato con il cittadino. Il primo è al servizio del secondo, non il contrario.

Anche la legge elettorale entra a fare parte di questo grande tema della partecipazione reale alla vita pubblica e crediamo che la convergenza debba essere verificata sulla base di un comune intendimento di sostenere un nuovo sistema di voto in grado non di conservare il presente, ma di allargare il novero delle voci della società civili da portare in politica attraverso una legge elettorale proporzionale.

La verifica riguarda anche la dicotomia tra statalismo economico e mercato senza regole sposando, come abbiamo scritto nel nostro Documento politico programmatico ( CLICCA QUI ), un’idea di “economia sociale e civile di mercato” che  “troverà ulteriore forza da un sempre maggior sviluppo del principio di sussidiarietà e dal rilancio del Terzo settore”.

Da quando è nata Politicainsieme.com abbiamo indicato tantissimi temi e questioni su cui sono state precisate le nostre posizioni. INSIEME è nato con un impianto programmatico  utile a chiarire come la pensiamo e su quali sono i punti dirimenti attorno cui è necessario verificare le buone intenzioni.

Il Paese ha bisogno di un confronto, ampio e partecipato, su idee e progetti. Noi a questo confronto vogliamo partecipare, partendo dagli amici che proclamano la stessa nostra ispirazione e che sopra ho citato il larga parte. Vi sono inoltre altre presenze, come ad esempio  quella della Base di Bentivogli e i tanti impegnati nella formazione, come è nel caso di padre Occhetta, che pur muovendosi nell’ambito più della cultura politica possono essere interessate se non altro a una riflessione comune. L’importante è non  farsi richiamare solamente da accordi di vertice o tra “maggiorenti” e dall’idea che ci si impegni esclusivamente per mandare, o rimandare, qualcuno in Parlamento, perché alla gente tutto ciò non interessa.

Giancarlo Infante