Con l’elezione di papa Leone XIV il nostro interesse si è comprensibilmente concentrato sulla personalità del nuovo Papa e su come questa possa riflettersi sulla sua azione futura prima di tutto nella guida della Chiesa cattolica, ma anche nei rapporti con gli altri attori della scena internazionale (a partire dal suo paese di origine, gli Stati Uniti).
Questo approccio è certo rilevante ma se esclusivo rischia di dimenticare qualcosa di altrettanto importante. Mi riferisco a una prospettiva più sistemica cui allude il vecchio motto “morto un Papa se ne fa un altro”. La successione al vertice della Chiesa è sempre un momento di verifica (come in ogni grande organizzazione e la Chiesa Cattolica lo è
certamente oltre a tante altre cose) dello stato di salute di questa millenaria e molto peculiare realtà.
Mi soffermerò su questa prospettiva segnalando alcuni punti.
Il primo. Le successioni al vertice di una grande organizzazione possono avvenire in tanti modi (elezioni, nomine,
successione dinastica, ecc.) e ciascun metodo ha le sue conseguenze. La Chiesa Cattolica ricorre da tempo ad un sistema che combina elezione e cooptazione. Il Papa è eletto da un corpo elettorale (il collegio dei Cardinali) che è stato formato (attraverso cooptazione) dai Papi precedenti. Il corpo dei cardinali, che ha il ruolo essenziale nello scegliere il Papa, è stato dunque formato in stretta connessione con l’azione degli ultimi papi e quindi introduce un
elemento molto significativo di continuità, anche se l’uscita di scena di chi ne aveva effettuato la nomina lascia ai cardinali ampia libertà di giudizio sulle necessità della chiesa (e anche su quanto di continuità e innovazione sia necessario).
Secondo punto. Alla fine ogni sistema di successione si giudica dalla qualità delle scelte effettuate. Anche senza entrare in dettaglio in una analisi delle personalità e azioni dei Papi degli ultimi quaranta/cinquanta anni mi pare difficile non essere colpiti dalla loro qualità e insieme diversità. Mi sembra che nessun leader politico mondiale di questo periodo possa mostrare una statura intellettuale e spirituale, ma anche una ampiezza di visione “politica”
paragonabile a quelle di Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI o Francesco.
Terzo punto. La Chiesa cattolica, realtà sempre più universalmente presente nelle tante parti di un mondo globalizzato, ma attraversato da forti tensioni tra le sue componenti e da spinte esclusiviste ed escludenti, ha mostrato con le scelte successive dei papi di saper guardare oltre gli “steccati difensivi” verso orizzonti larghi, facendo proprie le domande e le sofferenze delle tante realtà umane lasciate ai margini dallo sviluppo economico e dall’altro
impegnando in un dialogo esigente le culture dominanti (penso alla sfida di Giovanni Paolo II ai totalitarismi, di Benedetto XVI all’umanesimo laicista e riduzionista, di Francesco a una economia dello scarto e distruttiva dell’ambiente).
Vedremo in azione Papa Leone XIV nei prossimi mesi e anni, ma già il suo profilo personale e le sue prime parole ci fanno anticipare che la sua azione, ad intra nel conservare ed esplicitare il patrimonio della fede e ad extra nel richiamare il mondo al rispetto della dignità umana, condurrà la Chiesa su quella strada del rinnovamento nella continuità che rimane la sua specifica cifra.
Maurizio Cotta