Gaza e OMS. L’Italia si astiene su tutto. Il richiamo ideologico, persino quello no-vax, e le scelte acritiche a favore di “amici di cordata” fanno premio su tutto. Altro che una destra non ideologica. Mentre cose di bottega s’impongono. E neppure si va troppo per il sottile, nella scelta dei compagni della cordata. Ma del resto, dove c’è stato un minimo di pudore nell’accompagnarsi con post nazi-fascisti, no vax e sovranisti di ogni genere?
A dispetto del sentimento diffuso tra la maggioranza degli italiani, il pudore è stato del tutto dimenticato votando in Europa contro il cambio di passo sulla questione di Gaza. È probabile che Giorgia Meloni non abbia avuto il tempo di vedersi in tv la riproposizione de “Il pianista” di Polansky. Avrebbe visto una Varsavia ridotta com’è oggi Gaza. La stessa distruzione di quel ghetto. Peccato che Gaza sia molto più grande e che ben maggiore sia il numero dei suoi abitanti.
Maniacalmente attenta ai sondaggi, questa volta il contrasto con il sentimento diffuso tra gli italiani sui massacri compiuti a Gaza, non ha alcun peso. E pure i suoi non esitano con molta leggerezza, ed anche con un po’ d’indegna mala fede, ad equiparare la condanna di Netanyahu con l’antisemitismo. E pensare che se c’è stato chi, per decenni e decenni, ha tenuto viva questa mala pianta lo si deve cercare tra le fila della destra. Rivelatore, ed imbarazzante, il documentario di Fanpage. Quello che c’ha rivelato come tanti giovani di Fratelli d’itali si divertano a gridare il “Sieg Heil” delle Ss.
Per nascondere tutto ciò, e provare a coprire i complici silenzi, si deve far girare quella che sui set di ripresa cinematografica si chiama “la macchina del fumo”. Trovando su questo un ben più temibile concorrente: Donald Trump. Più è evidente il fallimento del Presidente americano e più se ne deve inventare di cose da utilizzare come armi di “confusione di massa”. Guarda caso, giunge un voto alla Camera dei rappresentanti, solo per poco non trasformatosi in un autentico rovescio, visto che la Legge di Bilancio gliel’hanno approvata con un solo voto di differenza ed ecco, allora, che ripete la sceneggiata fatta nello Studio ovale della Casa Bianca, contro Zelensky, questa volta con il Presidente del Sudafrica. E poi ritorna sui dazi contro l’Europa accusata di aver sempre “sfruttato” gli Usa.
In questa “competizione” a chi la spara più grossa, o ci fa assistere a ingombranti silenzi ed astensioni, dev’essere valutata la posizione che a noi interessa più immediatamente: quella di Giorgia Meloni, ammesso che una posizione fissa ce l’abbia davvero.
C’è da considerare che, come tutti, anche lei è presa di sorpresa, persino spesso spiazzata, da Trump, fino a ritrovarsi, suo malgrado, in situazioni imbarazzanti.
In occasione della intronizzazione di Papa Leone XIV si era mostrata tutta esultante in mezzo al Vicepresidente americano, J.D.Vance, e ad Ursula von der Leyen. Stava facendo il “ponte”! Tutta la stampa fiancheggiatrice, cui troppo spesso manca l’accortezza di utilizzare i condizionali al posto delle dichiarazioni apodittiche e trionfalistiche, si era prodigata a confermare il presunto ruolo svolto dall’Italia tra le due rive dell’Atlantico. Le dichiarazioni di Trump sui dazi fa tornare molti con i piedi per terra. A conferma che i ponti non si creano né con le omissioni imbarazzate ed imbarazzanti né provando a costruirli tra le nuvole. Bisogna prima consolidare i loro basamenti sulle due sponde. Purtroppo, Giorgia Meloni non è in grado di assicurare ciò né di qui né di la…![]()