La stampa (libera) di Kiev ha definito il vertice di Anchorage “disgustoso”. Quella di Mosca (controllata dal potere) lo ha definito un grande successo di Putin. I commenti sono ambedue assolutamente più che fondati ed il secondo da forza al primo.
Certo, “meglio parlarsi che spararsi” (a parte il fatto che Puntin ha continuato gli attacchi militari in Ucraina anche durante il vertice “di pace”), ma mai si era visto nella storia un vertice tra Mosca e Washington così strampalato.
Del resto, come qualcuno ha detto, quando si manda un immobiliarista plutocrate a trattare con negoziatori come Putin e Lavrov, non ci si può attendere nulla di buono per la Democrazia e per la Pace. Quella vera.
La verità, temo, é che ormai l’America che la mia generazione è stata educata ad amare e rispettare (nonostante errori e passi falsi, anche drammatici, pur parte della storia di quel Paese) appare sempre più un ricordo lontano.
A Jalta, a discutere col Putin del tempo, c’erano due giganti: Churchill e Roosvelt. Il primo rappresentava quella parte di Europa capace di resistere, con la schiena dritta e a costo di enormi sacrifici, per affermare il primato della libertà sulla tirannia. Il secondo rappresentava l’America del “New Deal” ed era riuscito a dare corpo a quel “sogno americano” che oggi, nell’era di Trump e di Maga, sta degradando in un incubo regressivo.
La misera Jalta di Anchorage, a differenza di quella vera, non aprirà nessuna nuova fase storica nello scenario internazionale. Consacrerà semplicemente il declino del multilateralismo; la crisi strategica e di carisma dell’Occidente; la marginalità dell’Unione Europea (colpa nostra, non andiamo a cercare responsabili esterni); la logica cinica della pura forza contro ogni idea di diritto internazionale.
Putin sta vincendo la sua guerra contro l’Ucraina e contro l’Europa. La sta vincendo sul piano militare (nonostante l’eroica resistenza dell’esercito e soprattutto del popolo ucraino e in base alla pavidità di Europa e USA) e l’ha già vinta sul piano politico e delle relazioni globali. Ne saranno (inconsapevolmente) felici i “putiniani” nostrani (quelli che stanno al Governo e quelli che stanno all’opposizione: non sono pochi in nessuno dei due campi). Devono temere per il loro futuro, invece, le nuove generazioni europee.
Il paradigma europeo fondato su atlantismo, pace, sicurezza e coesione sociale rischia di diventare, in prospettiva – al pari del “sogno americano” – un lontano ricordo, coltivato in triste solitudine. Servirebbe un sussulto di unità e di capacità politica delle leadership europee. Ma di Churchill, o di De Gasperi, in giro per le contrade del vecchio continente, non se ne vedono molti. E, aggiungo, per noi Popolari, è molto triste notare la quasi totale inconsistenza di visione politica e di coraggio del PPE. Averlo ridotto ormai ad un puro contenitore di potere, aperto a quasi tutto ciò che “non è socialista”, ha fatto smarrire anima, radici, profezia. Proprio in una fase storica nella quale la visione anche internazionale della cultura politica del Popolarismo sarebbe preziosa.
Lorenzo Dellai