Dopo quello sull’agricoltura a firma di Andrea Olivero ( CLICCA QUI ) e quello sull’ambiente a firma di Daniele Ciravegna ( CLICCA QUI ) pubblichiamo, di Enrico Seta il contributo sul territorio elaborato all’interno del gruppo di lavoro di Politica Insieme coordinato da Daniele Ciravegna in materia di ambiente, territorio e agricoltura.

Il termine “territorio” denota un insieme – spaziale, sociale e culturale – in continua evoluzione.

Il territorio è sovente un processo multiplo di stratificazione di fenomeni naturali (variazioni morfologiche, calamità, ecc.) ed effetti antropici (dinamiche identitarie, forze economiche, forme insediative, scenari di mobilità, ecc.), differenti nel tempo e nello spazio. Le trasformazioni fisiche e di uso, la pluralità di relazioni multifattoriali che interagiscono tra loro, producono il territorio e le sue trasformazioni.

Il territorio di un paese sviluppato economicamente e densamente popolato – come il nostro – è – di per sé – sede di una molteplicità di contraddizioni. Inoltre, la specificità dello sviluppo storico italiano fa si che –  nella sua lunga durata – l’intera storia materiale del Paese abbia dato vita a un patrimonio paesaggistico, artistico, culturale, artigianale, enogastronomico disseminato in molteplici contesti spaziali il cui valore appare, al tempo stesso, differenziato e diffuso, non confinato in luoghi speciali. Ogni ambito insediativo ha sedimentato un proprio “capitale territoriale” distinto da quello di altre aree, essendo segnato in profondità da un vissuto che gli ha conferito profili e spessori del tutto peculiari.

Oggi il compito di una politica all’altezza delle sfide è la gestione di fenomeni contraddittori: di densificazione abnorme accanto ad altri di segno opposto (di abbandono e spopolamento); pericoloso ritardo infrastrutturale e – al tempo stesso –presenza di opere incompiute perché antieconomiche, o compiute ma sottoutilizzate; degrado del patrimonio immobiliare – ma anche del patrimonio monumentale e culturale – dovuto non allo scarso valore dei beni, ma alla carenza di idonee leve finanziarie e di capacità strategiche della PA; degrado di una parte molto ampia del patrimonio infrastrutturale e immobiliare pubblico dovuto a mancata manutenzione, derivante – a sua volta – dalla grave crisi fiscale dello Stato e dalle politiche restrittive intervenute dopo il 2007.

Come fare?

La questione prioritaria è quella di dotarsi di un approccio concreto, pragmatico e realistico: oggi viviamo una fase storica in cui la pretesa di un “governo del territorio” complessivo e ad alta precisione, diventa sempre più improbabile e minaccia la capacità di soluzione realistica dei problemi in gioco.

Per giunta la complessità intrinseca del modus operandi delle istituzioni, non corrisponde alla rappresentazione armoniosa che ne fanno il diritto e le categorie giuridiche.  Ciò implica che anziché inseguire miraggi di interventi “a tutto campo” a rischio di amplificazione dell’errore, occorre prendere atto di questa situazione e rendere meglio definita e più profonda rispetto alle retoriche correnti e al comune sentire, una prospettiva selettiva e mirata piuttosto che livellante e onnicomprensiva, entro cui modellare la decisione.

Sicché la varietà di vari flussi che permeano il territorio, richiede capacità di differenziazione e modulazione delle politiche in interventi cardine e interventi complementari, attraverso uno schema logico dei problemi, ordinati gerarchicamente in base al loro spessore.

L’ottimizzazione delle risorse a favore di progetti realmente strategici, aprirebbe la strada al passaggio dalle piccole alle medie e grandi dimensioni dell’investimento pubblico, con balzo all’insù e qualificazione degli interventi. Punto di partenza sono quindi i beni pubblici puri. Tra questi (circoscrivibili entro la categoria degli interventi cardine):

  1. la sicurezza del territorio, nelle due versioni:                                                                                                 a)intervento sulle grandi criticità idrogeologiche, ormai ben evidenziate da una lunga attività di pianificazione che, sia pure con discontinuità amministrativa, si svolge da quasi un trentennio;                                                        b) un vero piano strategico (fiscale-normativo) di rigenerazione urbana, di prevenzione del rischio sismico e di valorizzazione dell’enorme patrimonio edilizio (pubblico e privato) del Paese, facendone una leva di ricchezza diffusa, di risparmio energetico e di competitività economica.
  2. relativamente all’immenso tema della capillarità e pervasività del patrimonio culturale del Paese (oggi sottovalutato dalla politica e degradato a mera eventualità emergenziale), occorre superare l’approccio estensivo, velleitario e in grado solo di generare interventi di messa in sicurezza inefficienti e costosi, promuovendo invece risposte di precisione. Per rendere più efficienti e mirati a valle le attività di vigilanza, le indagini, gli studi, le verifiche, nonché il contesto programmatico, la progettazione, il finanziamento e l’attuazione degli interventi, si pone la necessità di predefinire le priorità mediante una vera e propria tassonomia di sistema con struttura a doppio strato articolata in cluster a “nervatura centrale” (beni di valenza nazionale e territoriale) e cluster a “nervatura globale” (grandi beni culturali globali).
  3. la manutenzione del patrimonio infrastrutturale esistente deve essere anch’essa oggetto di suddivisione selettiva in classi o macrotematismi, cioè di visione e selettività strategiche. Lo stato di emergenza tecnica di una quota consistente dello stock infrastrutturale lineare del Paese è sotto gli occhi di tutti. Ma un esame intelligente del problema è oggi impedito da una retorica deleteria di vera e propria demonizzazione. Esattamente all’opposto, occorrerebbe partire dal nesso virtuoso fra infrastrutture, innovazione tecnologica e produttività dell’economia complessiva del Paese e dalla rivendicazione di alcune felici realizzazioni di tale sinergia (in primis sistema AV e MOSE, non a caso le uniche realizzazione degli ultimi 30-40 anni che sono nate e si sono realizzate al di fuori della logica del “piccolo è bello”).

Enrico Seta

 

Immagine utilizzata: Pixabay