C’è qualcosa di inquietante nella decisione presa a Heidenau, in Sassonia, dove il consiglio comunale, con i voti di AfD e CDU, ha deciso di non consentire più la posa di nuove Stolpersteine, le “Pietre d’inciampo”, che ricordano, sui marciapiedi davanti alle loro ultime abitazioni, le persone perseguitate, deportate e uccise dal nazismo. Le pietre già esistenti non saranno rimosse. Il ricordo – dicono questi consiglieri di maggioranza, tra cui spiace davvero vedere anche quelli cristianodemocratici – dovrebbe invece essere concentrato soprattutto nel cimitero cittadino.
La motivazione ipocrita è che non sarebbe dignitoso camminare sui nomi delle vittime. Ma proprio la presenza di quelle piccole targhe nel cuore delle città ha un significato preciso: riportare la memoria nel luogo in cui quelle persone vivevano, restituire un nome a chi era stato trasformato in un numero e impedire che la Shoah venga confinata in un museo o in un cimitero.
La domanda allora viene spontanea: come sarà arrivata questa notizia alle orecchie di Donald Trump e di Benjamin Netanyahu? Non perché si possa sostenere che abbiano qualcosa a che fare con la decisione di Heidenau. Ma perché entrambi, in modi diversi, hanno contribuito a rompere l’isolamento politico nel quale l’AfD era stata a lungo tenuta.
J.D. Vance ha apertamente contestato la Brandmauer, il cordone politico che impedisce ai partiti tedeschi tradizionali di collaborare con l’AfD. E dopo il successo dell’AfD nelle elezioni in Sassonia-Anhalt, Trump si è congratulato pubblicamente con il partito, definendolo una forza populista «in ascesa» e attribuendone il successo alla politica sull’immigrazione.
Anche sul fronte israeliano la questione è sempre più complessa. L’AfD ha cercato negli ultimi anni di accreditarsi come partito amico di Israele, mentre negli ambienti vicini al Governo Netanyahu si sono aperte discussioni sulla possibilità di rapportarsi alle nuove destre europee. L’AfD, tuttavia, resta formalmente esclusa dalla politica ufficiale israeliana di non collaborazione, anche se alcuni esponenti del governo hanno mostrato posizioni più aperte.
Ed è proprio questa contraddizione che meriterebbe una riflessione. Da una parte, si cerca legittimazione attraverso la difesa di Israele e della memoria dell’antisemitismo. Dall’altra, dentro la stessa AfD continuano a esistere figure e posizioni duramente contestate per il loro rapporto con la memoria del nazismo. È il caso, tra gli altri, delle dichiarazioni di Björn Höcke – Presidente di Alternative für Deutschland nel Land della Turingia – che definì una “vergogna nazionale ” la presenza del memoriale dell’Olocausto di Berlino e che ancora contesta la cultura della memoria tedesca legata alle colpe del nazismo, invitando a una “svolta a 180 gradi” nel modo in cui la Germania ricorda il proprio passato.
Siamo di fronte ad una questione che attraversa in Europa tutti i partiti eredi del fascismo, tanto che il problema si pone anche dentro Fratelli d’Italia come tanta cronaca e comportamenti ci insegnano. Ad esempio, quelli denunciati da Fanpage che si intrufolò in un incontro dei giovani di Fdi.
Forse le “pietre d’inciampo” danno fastidio proprio perché fanno ciò che la memoria dovrebbe fare: inciampare nella coscienza. Ricordano che dietro ogni deportazione c’era una persona, una famiglia, una casa. E ricordano anche che la Shoah non può essere trasformata in uno strumento politico utilizzabile quando conviene e dimenticato quando diventa scomodo. Questo vale per l’Europa. Ma vale anche per Israele. E pesa come un macigno – e si presenta come enorme “pietra d’inciampo”, morale e politico, per le forze di estrema destra che non spengono la “fiamma” mentre sono alleati di Netanyahu. Fratelli d’Italia e Likud siedono oggi nella stessa famiglia politica internazionale, quella dell’ECR Party: il partito di Giorgia Meloni e quello di Benjamin Netanyahu condividono dunque uno stesso spazio politico europeo e internazionale.
Anche qui c’è un perché del fatto che una piccola pietra di dieci centimetri può ancora fare tanta paura. Perché costringe a fermarsi davanti ad una orrenda pagina di storia vergata dai nonni con cui non si spezza pienamente il cordone ombelicale. ![]()