“Siamo chiamati ad essere creativi, come gli artigiani, forgiando percorsi nuovi ed originali per il Bene Comune, riportando al centro l’Uomo” (Papa Francesco, Forum Ambrosetti, Settembre 2020).

L’uomo è autocosciente per la propria capacità, unica della coscienza umana, di porsi ad oggetto della propria riflessione.

“La stupidità deriva dall’avere una risposta per ogni cosa, la saggezza dall’avere, per ogni cosa, una domanda” (Milan Kundera).

“Il conflitto è il vero sovrano della realtà……ciò che intimamente governa il mondo” (Eraclito).

“I tagli non significano alcunché se non c’è una Politica” (Dacia Maraini).

Fra circa 15 giorni, quando “saremo chiamati a decidere delle sorti del Parlamento, ovvero l’istituzione centrale del Paese” (Gerardo Villanacci, Le cose da fare dopo il Referendum, Corriere della Sera, 4 Settembre 2020) sapremo il risultato del Referendum consultivo, sul taglio lineare del numero dei Parlamentari; in Agosto ha avuto finalmente inizio la campagna soprattutto per impulso del fronte del “No” ed il livello di conoscenza sul tema da parte della collettività è salito all’81%; sulla base dei sondaggi alla data del 4 Agosto, si stima una partecipazione del corpo elettorale pari circa al 52%

Questo scritto, come i due precedenti pubblicati su queste pagine ( CLICCA QUI E QUI ), si propone di testimoniare una convinta adesione alle ragioni del voto a favore del “NO” al Referendum del 20 e 21 Settembre 2020.

Ad avviso di chi scrive, con l’affermarsi delle ragioni del “Sì, i territori verrebbero penalizzati, molte aree del Paese non avrebbero più loro rappresentanti; in specie quelle periferiche, interne, agricole. Il fronte del “No” sembra essere più consistente rispetto allo schieramento iniziale delle forze politiche contrario al taglio lineare del numero dei Parlamentari.

Una vittoria del “No” avrebbe un effetto rilevante: “Spingerebbe milioni di italiani ad abbandonare l’illusione di poter affrontare i mali della Politica con le scorciatoie dell’antipolitica” (Giovanni Belardelli, Le troppe illusioni causate dall’antipolitica, Corriere della Sera, 3 Settembre 2020).

Una eventuale, non auspicabile, vittoria delle ragioni del “Sì”, non dovrebbe consentire ai suoi sostenitori di illudersi che sia sufficiente ad elevare il livello della classe dirigente politica.

In un regime di democrazia liberale rappresentativa quale quello che viviamo e che come Politica Insieme aspiriamo contribuire a migliorare, la Politica, arte del divenire, ora come sempre, dovrebbe consistere nel “fare la differenza della vita delle persone” con occhio attento ai fini. La si dovrebbe fare “facendosi carico”: farsi carico significa “ascoltare, capire di cosa c’è bisogno, farsi coinvolgere ed immedesimarsi nelle difficoltà delle persone, sfuggire dagli slogan con coraggio, cercare soluzioni oneste e rispettose della complessità”; la Politica, oggi, ha bisogno di protagonisti capaci di misurarsi costantemente con l’esigenza dei giudizi etici;  “l’Etica Politica impone il coraggio do “sporcarsi le mani” con le esigenze dell’efficacia del lavoro politico concreto ( CLICCA QUI ), quindi anche con le pesantezze dei meccanismi di partito e istituzionali” (Pietro Ichino). Per la Politica dovrebbe essere impossibile lasciare senza risposta pubblica la domanda alla quale, in Democrazia, non dovrebbe essere consentito sfuggire: “Ottenere il Governo, ma per farne che cosa?”; senza dimenticare ancora che in Democrazia si va al Governo e non al Potere. La Politica merita la”P” maiuscola se coniuga leadership, empatia, discernimento, visioni, valori ed impegno, scopi, rispetto e responsabilità sociale, ascolto ed inclusione delle posizioni di svantaggio (Da una lettura di Alberto Berger, La leadership e l’empatia, per Politica Insieme.).

L’idea che si possa sviluppare, dopo l’approvazione definitiva della supposta riforma, un dialogo dinamico volto a coniugare la riduzione della rappresentanza parlamentare con altre irrinunciabili prerogative di un ordinamento democratico, per quanto espressa in buona fede, è una vera illusione.

Poniamoci, inoltre, insieme quanto più è possibile, la questione del metodo di scelta fra Aristoi delle candidature nelle liste elettorali, “creando l’ambiente di valori e competenze condivisi adatto al riconoscimento del merito” (Francesco Punzo, Politica Insieme, 5 Settembre 2020) senza lasciare ad alcuno scelte senza metodi e criteri, che non siano prefissati, orientati al meglio e condivisi.

Desidero proporre sul tema quattro altrui insegnamenti relativi al predominio della buona politica e della qualità degli interpreti su antipolitica, anti parlamentarismo, anti democrazia liberale\sociale rappresentativa.

Valga al riguardo l’insegnamento del Presidente De Gaulle: “La vera scuola del comando è la cultura generale; attraverso questa, il pensiero è messo in grado di esercitarsi con ordine, di sceverare nelle cose l’essenziale dall’accessorio, di scoprire in anticipo le conseguenze e le interferenze, in breve di elevarsi ad un grado in cui gli insiemi siano visibili senza che si perdano le sfumature; non ci fu mai Capitano senza il gusto ed il sentimento del patrimonio dello spirito umano; in fondo alle vittorie di Alessandro sempre si trova Aristotele”

“Per aspirare ad un posto di Governo o di responsabilità bisogna prima poter dire cosa si è fatto fino ad allora, quali i propri Valori di riferimento, cosa si vorrà fare da quella posizione ed è poi, facendolo bene nel disinteresse proprio e nell’interesse di tutti, che si acquisisce il diritto di essere confermato o promosso ad altra posizione di responsabilità” (Romano Prodi).

“Nessuno si illuda di avere titolo per avere ruolo all’interno della classe dirigente, se non è pronto ad essere molto disponibile, molto impegnato, molto disinteressato, meno egoista.” (Don Luigi Sturzo).

“L’Uomo si distrugge con la politica senza principi, con la ricchezza senza lavoro, con l’intelligenza senza carattere, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la religiosità senza fede, con l’amore senza sacrificio di sé”. (Gandhi).

Antonio Piraino, il 4 settembre, di cui è stato ripreso su Politica Insieme ( CLICCA QUI ), ha fatto una disamina che merita di essere ripresa: nell’ottica delle elezioni nazionali dell’anno 2018, fra tutte le formazioni politiche che si presentarono agli elettori con i loro programmi, soltanto Forza Italia e Fratelli d’Italia fecero riferimento nel Programma con il quale si presentarono agli elettori, alla “Riduzione del numero dei Parlamentari”. Non il Partito Democratico, non il Movimento 5 Stelle, non la Lega.

Successivamente, il taglio lineare del numero dei Parlamentari è divenuto un “punto irrinunciabile” e caratterizzante la visione del M5S, Movimento che fino a poco tempo fa si proclamava fautore della Democrazia Diretta in netta contrapposizione alla Democrazia Rappresentativa e conseguentemente della marginalizzazione del Parlamento, posizione da qualche tempo appannata.

 Il Parlamento in un momento in cui la legislazione è “a prevalente trazione governativa” (Osservatorio sulla legislazione della Camera dei Deputati) ha mostrato, nei mesi dell’emergenza sanitaria, una notevole “capacità trasformativa” approvando 860 emendamenti ai decreti legge emanati dal Governo; ha proposto, nel corso della legislatura ed in molti casi esaminato, circa 4.000 disegni di legge e gestito più di 10.000 Interpellanze ed Interrogazioni, un terzo delle quali discusse; dando vita al paradosso in cui lavora molto, ma decide poco; con il risultato che “le “deroghe ad hoc” hanno più ampio campo dell’applicazione delle regole, il Paese vive la perdita di unità dell’ordinamento, si afferma il predominio delle diseguaglianze” (Sabino Cassese, L’attività e l’efficacia del nostro Parlamento. Corriere della Sera, 2 Settembre 2020)..

Si intende indicare una proposta in temi di interventi di una ineludibile riforma prossima ventura, questi sì capaci di andare nella direzione del Bene Comune Nazionale.

 Condivisibile il parere di Carlo Cottarelli: “Non si stravolge la Costituzione per un risparmio tanto irrisorio, lo 0,007% della nostra spesa pubblica; farlo non è solo pericoloso, è stupido; questo Referendum è dannoso proprio dal punto di vista del principio” (Dal taglio dei Parlamentari più danni che risparmi, la Repubblica, 4 Settembre 2020). La democrazia costa più di un sistema autoritario e così è giusto che sia.

Il professore e costituzionalista Giuseppe Lauricella dichiara il 6 Settembre al Blog Zerozeronews: “Viste le motivazioni, il contesto e la prospettiva, la riforma non mi convince”. “Una maggiore autonomia del Parlamento e dei parlamentari sarebbe l’unico strumento per garantire il pluralismo politico ma, soprattutto delle idee, che significa affermare la democrazia, la rappresentanza e con esse la dignità della Politica”.

Marco Zullo, europarlamentare del Movimento 5 Stelle ha dichiarato: “Ho atteso, ma ancora nulla di significativo è stato fatto per proporre una riforma seria ed organica a tutela della democrazia e dei cittadini”. La possibile adesione al fronte del “No” riguarda, nelle conversazioni della dirigenza politica, Matteo Salvini, che ha lasciato ai suoi aderenti libertà di coscienza e Luca Zaia..

Simone Baldelli, parlamentare di Forza Italia, uno dei responsabili dei comitati per il “No”, ha dichiarato: “Adesso (2 Settembre 2020) sono ovunque circondato da parlamentari, dirigenti, le sardine, cittadini che inaugurano comitati per il “No”; chiunque è il benvenuto quando si tratta di difendere la Costituzione”

Maurizio Lupi e Noi con l’Italia ritiene che il proposto taglio lineare del numero dei Parlamentari sia soltanto una “operazione di pura demagogia” (Lupi, Una sforbiciata data in pasto al popolo, il No è giusto, Corriere della  Sera, 4 Settembre 2020).

“E’ un Referendum-ascia; arma facile da usare, ma rozza” (Cesare Guerrieri, Lettore del Corriere della Sera, Milano).

Dopo la intervista del Segretario del PD Nicola Zingaretti al Corriere della Sera in cui indicava il voto in una delle camere della nuova legge elettorale come condizione per schierare il partito a favore del “Sì”, la sua pagina Facebook stata invasa da una valanga di “io voto no”di militanti, dirigenti del partito, semplici cittadini.

Renato Brunetta ha dichiarato al Corriere della Sera del 2 Agosto 2020 che “C’è una marea montante che pochi hanno preso in considerazione; nelle regioni del Sud il “No” stravincerà, nelle regioni a statuto speciale, prima di tutte la Sicilia, la mobilitazione per il “No” potrebbe avere effetti sorprendenti; stando ai sondaggi, il voto a favore delle ragioni del “No” raggiunge, alla data odierna, il 50% degli elettori di tutti gli schieramenti, M5S, escluso”.

Effettivamente un coro di “No” emerge dalla Giunta Regionale Siciliana, Presidente Nello Musumeci in testa, in merito al Referendum sul taglio lineare dei Parlamentari. Riportiamo, fra tutti, dopo aver riportato nella precedente riflessione il pensiero del vice presidente Gaetano Armao, il pensiero dell’assessore Bernadette Grasso: “Questo referendum doveva essere accompagnato da una vera e propria riforma. Il taglio dei parlamentari è l’imminente perdita di democrazia in Italia. L’esecutivo romano ha dimenticato i padri fondatori della nostra democrazia. Dovrebbero prima studiare che iniziare a fare politica. Il taglio dei parlamentari è un’operazione balorda fatta da una classe dirigente di dilettanti allo sbaraglio”.

Ciascuno di noi, all’interno della propria comunità, potrebbe registrare, ove attivasse un suo personale sondaggio, che è in atto un orientamento dei singoli cittadini verso le ragioni del “No” totalmente indifferente verso le disposizioni dei Partiti; con la possibile conseguenza che la preconizzata schiacciante vittoria dei “Sì” al referendum,  alla data odierna certa non sia più, né schiacciante né vittoria, anche perché gli italiani hanno fin qui, in varie occasioni, dimostrato che sono diffidenti cerca le modifiche della Costituzione. (Da un ragionamento di Giancarlo Infante).

La vera risposta agli accordi intercorsi tra il Partito Democratico ed il Movimento 5 Stelle, al momento della formazione dell’attuale Governo, ai quali i due protagonisti fanno continuo riferimento, potrebbe e dovrebbe essere l’approvazione di una nuova legge elettorale.

Nella convinzione di chi scrive, tale legge dovrebbe essere improntata ad un sistema proporzionale, con nuovi metodi e criteri per la selezione delle candidature basate sui requisiti del merito e della qualità del candidato e non sul requisito fedeltà a chi costruisce le liste elettorali, senza liste bloccate spesso utilizzate per premiare candidati acriticamente fedeli ai capi partito, con collegi di dimensioni inferiori alle attuali, con soglia di sbarramento ipotizzabile tra il 5% ed il 3%; l’eventuale alternativa potrebbe consistere in un sistema maggioritario con il doppio turno. Bello sarebbe se per primi i componenti dell’odierno ceto politico nazionale chiedessero l’approvazione di una norma elettorale che consentisse che gli elettori conoscessero, giudicassero i candidati in base al merito pregresso, potessero in successive competizioni, confermarli o sostituirli.

In ogni caso le forze politiche tutte dovrebbero essere capaci, in questo breve lasso di tempo che ci separa dalle date del Referendum, di dare all’elettorato attento garanzia “che poi si voti effettivamente una legge per avvicinare l’elettore al suo Parlamento, con collegi più piccoli degli attuali, che ci sia l’impegno ad eliminare le liste bloccate, riavere le preferenze e mandare a Roma persone che non vivano al di fuori dai territori” (Giuseppe Guzzetti, già Senatore, Presidente della Regione Lombardia e della Fondazione Cariplo, Io voto No. Il taglio è un favore ai signori dei Partiti, La Repubblica, 6 Settembre 2020).

Il Ministro D’Incà, in una intervista al Corriere della Sera del 4 Settembre ha dichiarato: “C’è un accordo per un proporzionale con sbarramento al 5% ed un confronto continuo con le forze di maggioranza e di opposizione per trovare la soluzione più soddisfacente per i cittadini”.

Concordo, per quel che vale, con questo approccio; solo chi cede qualcosa all’avversario, nell’ambito di una discussione ragionevole, caratterizzata dalle regole etiche, può aspirare, nell’ambito di una conflittualità autentica, a conquiste non effimere.

L’opzione “proporzionale” ha alcuni discutibili limiti sul versante della governabilità ma ha indubbi pregi sul versante della rappresentatività; consentirebbe di superare il nostro artificioso bipolarismo; obbligherebbe alla formazione di coalizioni, favorirebbe l’integrazione di partiti antisistema, impedirebbe la cultura dell’asso pigliatutto e dei “pieni poteri” da parte di fazioni minoritarie nel Paese, travestite  da maggioranza parlamentare.

Chi sappia farlo, possa e voglia farlo, testimoni le proprie convinzioni senza millantare certezze, affronti il confitto realizzato dal dibattito politico con gentilezza, mitezza, capacità di ascolto e di riconoscere le ragioni dell’altro, coraggio (Resistenza alla paura, dominio della paura, non assenza di paura, Mark Twain, citato dal Cardinale Gianfranco Ravasi nel Breviario, Il Sole 24 Ore, Domenica 6 Settembre 2020), capacità di sfuggire alle semplificazioni, rispetto per la complessità, ponga domande appropriate (da un ragionamento di Gianrico Carofiglio, Diario di Scrittura, La Stampa, 29 Agosto 2020).

In poche parole faccia discernimento, testimonianza e buona politica come esse postulano.

Il Movimento Politica Insieme, nei suoi firmatari del Manifesto costitutivo ( CLICCA QUI ), ritiene di incarnare questa consapevolezza, queste capacità e volontà di discernimento, testimonianza ed intervento, questi valori e questi fini, nella cornice rappresentata dalla Costituzione, dalla Dottrina Sociale della Chiesa, dalle radici giudaico cristiane dell’Europa; un movimento fondato sul rispetto integrale della Vita, dalla nascita alla sua conclusione naturale, sulla difesa della dignità della Persona, sulle libertà e sulle verità, sulla giustizia sociale, sulla democrazia liberale\sociale rappresentativa inserita in una economia di mercato, che miri ad una prosperità inclusiva ed alla liberazione degli svantaggiati. . Un movimento schiettamente europeista, consapevole della vocazione mediterranea dell’Europa e delle sue responsabilità nei confronti del continente africano; francamente attestato nel mondo occidentale e nel contempo criticamente orientato ad un compito di Pace. Un movimento che non vorrà rivolgersi ai soli cristiani ma all’intera comunità nazionale.

Che il nostro impegno, il nostro discernimento, la nostra testimonianza e la nostra azione siano costante contributo alla liberazione di tutti gli oppressi, gli ultimi, i poveri, i diseguali, i disagiati, gli scartati, gli invisibili dei nostri territori.

Massimo Maniscalco